Borgo di Pontemanco
ll piccolo borgo di Pontemanco, nella parte antica di Due Carrare, costituisce uno degli angoli più suggestivi della bassa padovana, ossia l’area che si protrae a est dei Colli Euganei, tra il bacino termale e la zona a sud di Padova.
Ancora oggi si guarda con curiosità alla struttura simmetrica dei due nuclei che si sono sviluppati lungo le due rive del Biancolino, uno intorno alla villa Sperandio e uno intorno alla villa Pasqualigo Grimani Fortini con il piccolo oratorio, oggi non più privato, dedicato alla Santissima Annunciata.
Nel borgo, la presenza di un salto di oltre tre metri lungo il corso d'acqua favorì la nascita di una florida attività di macinazione cresciuta nel corso di sette secoli e cessata definitivamente negli anni Novanta del Novecento.
Esistono due mappe antiche su pergamena, la prima risalente al 1446 e l'altra al 1477, che rappresentano il territorio di Pontemanco e la sua trasformazione urbanistica in un borgo il cui nome, secondo una delle varie ipotesi, potrebbe derivare dall’assenza, in origine, di un ponte di collegamento tra le due rive del canale.
Ancora oggi, il borgo di Pontemanco conserva un fascino particolare, che di recente ha fatto sì che venisse scelto come set cinematografico (in allegato le foto del film Come fratelli a breve nelle sale).
La storia dei mulini di Pontemanco
Pontemanco è famoso per essere il borgo dei mulini ad acqua. Dei due edifici che hanno ospitato fino a dodici ruote, oggi ne resta uno, che apparteneva alla famiglia Paiusco e che è rimasto attivo fino al 1996.
I lavori di restauro effettuati dal 2006 al 2015 nel fabbricato che ospitava i mulini hanno portato alla luce l’antico pavimento in trachite, le sei fosse in cui erano allocati gli ingranaggi azionanti dei cinque mulini e la segheria e ripristinato l’antico granaio al piano primo.
Di recente, sulla parete sull’acqua è stata posizionata una ruota di legno che si muove allo scorrere dell’acqua del canale, a dimostrazione del processo di macinazione che avveniva nei secoli passati. Una riproduzione della stessa in scala 1:10 è stata realizzata da Antonio Favaro, un artigiano costruttore di carri, nonché l’ultimo depositario dei saperi della ricchissima attività artigianale del Novecento. Di Favaro si possono ammirare altre opere, esposte al Museo della Navigazione Fluviale. Il video realizzato dall’Associazione Carlo de Pirro mostra invece l’artigiano intento nella creazione della ruota di un carro.
Le granaglie lavorate dai mulini venivano trasportate lungo il canale fino ai grandi punti di scambio. Gli argini del canale sono oggi percorribili a piedi e in bicicletta, seguendo una parte della ciclabile del sale e dello zucchero. La via d'acqua prosegue gettandosi nel canale detto Cagnola-Pontelongo per poi sfociare nell’Adriatico, in località Brondolo. Il percorso fluviale si configurava quindi anche come una preziosa arteria per il trasporto delle merci, che da Chioggia portava il sale nell'entroterra e dall’entroterra le derrate alimentari, tra cui la preziosa barbabietola da zucchero.
La presenza di due poste di mulini a Pontemanco è documentata fin dal 1338, nel testamento di Marsilio Da Carrara, secondo Signore di Padova.
Nel 1114 i Da Carrara ricevettero una speciale concessione dall’imperatore Enrico V: potevano utilizzare e quindi sfruttare liberamente le vie d’acqua all’interno dei loro territori. Ecco dunque che vennero realizzati altri mulini a Montegrotto, Pernumia, Bovolenta e Battaglia Terme (che ne aveva dieci in tutto).
Nel 1405, la Repubblica Serenissima di Venezia sconfisse i Carraresi e i loro beni vennero confiscati. I mulini di Pontemanco furono quindi messi all’asta e acquistati l’anno successivo dai fratelli Barbon e Bernardo Morosini e da Federico Corner, assieme alla Gastaldia di Carrara San Giorgio e agli opifici di Battaglia. Si trattava di otto ruote, ripartite in due edifici collocati uno davanti all’altro lungo gli argini del canale Biancolino, subito a valle del ponte.
Nel 1467, i due eredi dei fratelli Morosini si spartirono i fabbricati dei mulini e contestualmente si decise di abbinare i mulini di sinistra con i fabbricati sulla riva opposta e viceversa, nell’intento soprattutto di salvaguardare il ponte, che non era importante solo per la macinazione ma anche per il transito via terra (sulla storia del ponte si legga l’approfondimento di Paolo Valandro, scritto in occasione della remada a seconda).
Tra fine Quattrocento e inizio Cinquecento, la struttura dei mulini venne prolungata in previsione dell’aggiunta di due ruote per parte, per un totale di dodici nel 1500.
Nella seconda metà del ‘500, titolare del mulino di destra risultò essere la famiglia Pasqualigo, che più avanti si appropriò anche di una parte dei mulini della riva opposta. I Pasqualigo fecero inoltre costruire una villa, più tardi modificata dai Grimani, che ancora oggi si affaccia nella piazzetta accanto all’Oratorio della Vergine Annunciata. Nel 1767, Laura Pasqualigo, pur sposandosi con un Gradenigo, si servì del testamento per lasciare tutto alla famiglia materna, i Grimani.
Nel frattempo, la fervida attività dei mulini aveva dato vita a un indotto notevole che dava impiego a molti professionisti, come carpentieri, carrettieri, maniscalchi, cavallanti, barcaioli, che si insediarono gradualmente con le famiglie nelle semplici case realizzate per loro dai Grimani. Ancora oggi, è possibile scorgere tali abitazioni affacciate lungo il canale; tutte insieme costituiscono quella che a Pontemanco è ancora indicata come la "calle".
Verso la fine del 1700, i mulini di destra con la villa a sinistra del Biancolino e l’oratorio vengono locati ad Antonio Maria Marcolini, che ne diventa proprietario effettivo nel 1831. Il nipote, omonimo, dopo aver ceduto nel 1889 l’Oratorio dell’Annunziata alla Chiesa di Carrara San Giorgio, cedette anche il palazzo padronale alla famiglia Fortini, che ne è tutt’ora proprietaria.
Una sorte diversa vide invece il fabbricato dei mulini di sinistra, che fu distrutto durante la notte del 1° Novembre 1971 da un violento incendio. Questo era passato dai Morosini a un importante personaggio veneziano, Ottaviano Bon, e in seguito ad altre famiglie, fino ad arrivare al già nominato Marcolini e infine ai Paiusco.
Con il cessare della macinazione inizia anche lo spopolamento della zona. Bisogna pensare, però, che a fine del 1800, le famiglie coinvolte nell’attività molitoria erano 100, in un borgo di 500 abitanti: Pontemanco era quindi diventato un vero e proprio centro proto-industriale.
Fino alla metà degli anni’50 erano ancora tantissime le botteghe in attività: vi erano diversi servizi nel campo della ristorazione, ma anche la segheria, il macello, il fabbro e il falegname, come si nota nella ricostruzione qui sotto. Oggi, invece, a Pontemanco sono nati alcuni B&B destinati ai molti ospiti che scelgono il borgo come punto di partenza della loro esplorazione del territorio. Impossibile non menzionare il panificio del signor Silvio, che porta avanti il lavoro del padre intrapreso all’inizio del 1900, usando un antico forno di 300 anni fa.
Durante il secondo conflitto mondiale, Pontemanco si distinse per la sua accoglienza a sette ebrei nella casa di Brunazzo, sulla cui facciata si può leggere il riconoscimento come Giusto delle Nazioni.

Immagine tratta da Pontemanco, storia di un territorio


