Villa Priuli Petrobelli
Villa Bragadin - Priuli - Soranzo - Talpo - Vasoin, oggi Petrobelli, a Due Carrare
Il Complesso di Villa Bragadin – Priuli – Soranzo – Talpo – Vasoin, oggi Petrobelli, a Due Carrare è costituito da diversi edifici, al momento non visitabili.
Tuttavia, se ci si “accontenta” di una passeggiata attorno alla villa, proseguendo dalla facciata verso destra, passando per piazza Norma Cossetto e seguendo le mura di cinta fino a via Don Tecchio, si possono cogliere ancora oggi alcuni tratti della sua lunga storia.
Sebbene in parte alterata da alcuni interventi eseguiti nel Settecento, la dimora è stata di recente attribuita al progetto di Vincenzo Scamozzi del 1597.
A richiamare qui la figura del grande architetto, che con il Palladio condivise la scena dell’architettura europea del XVI secolo, furono proprio i Priuli, ossia la famiglia committente. Costoro incaricarono Scamozzi della realizzazione delle loro due ville a Treville, nel Trevigiano, e San Germano dei Berici, a Vicenza, nonché l’omonimo palazzo a Padova.
Queste tre strutture sono tutte caratterizzate dallo stesso linguaggio architettonico, incentrato su un maggiore rigore rispetto a quello del Palladio e su una razionalità che al tempo suscitò un certo gradimento.
Le proprietà di Villa Priuli Petrobelli
Nel 1570, Francesco Bragadin morì e lasciò la proprietà di Carrara alla figlia Marina. Quest’ultima si sposò nel 1584 con Giovanni Francesco Priuli, dal quale ebbe una figlia, Sofia, che a sua volta si sposò con Giovanni Mocenigo ed ebbe un figlio, Alvise, detto Toma’, Mocenigo.
Nel 1617, Sofia dispose che tutti i suoi beni fondiari fossero trasferiti al primogenito e alla sua discendenza primogenita maschile. Alle figlie femmine furono destinati dei cospicui fondi in denaro.
Toma’ morì nel 1690 senza eredi maschi e fu nominato suo successore un nipote, proveniente dalla famiglia dei Soranzo.
La famiglia Soranzo fu nel catasto del 1807/1815 e fino al 1897, quando la villa fu venduta a Roberto Talpo.
Nel 1931, Talpo lascia tutto alla figlia Edwige Maria, sposata Vasoin.
Attualmente, la villa è di proprietà della famiglia Petrobelli.
Storia del Casato Bragadin
La fine del casato Bragadin nei primi anni del XV secolo coincise con l’espansione di Venezia in terraferma. Quindi, all’indomani della fine della signoria padovana, i beni di famiglia furono venduti, per volontà della Serenissima, all’incanto dal podestà e capitano di Padova al nobile veneziano Marino Bragadin.
Prese quindi il via la completa ristrutturazione del castello, non certo per damnatio memoriae della casata padovana, che l’aveva avuta tra le sue proprietà fino ad allora, ma per rispondere alle nuove necessità dell’aristocrazia marciana, che intendeva intensificare lo sfruttamento della campagna. In quegli anni, infatti, i nobili veneziani cercarono nella terra quella ricchezza che i turchi avevano iniziato a sottrare loro nel mare. Una ricchezza che provenne, appunto, dalla riorganizzazione dei latifondi, che avevano nelle ville il centro del controllo.
Villa Priuli: il progetto di Scamozzi
A lungo si suppose che l’architetto che progettò la dimora fosse Vincenzo Scamozzi. Una supposizione suffragata dal rinvenimento di un documento autografo di Scamozzi conservato a Chatsworth, nel quale sono riportati gli studi planimetrici per la villa, i sei sopralluoghi condotti dall’architetto stesso nel cantiere, un computo dei lavori realizzati e da farsi e la data d’inizio dello scavo delle fondamente, l’8 luglio 1597.
L’edificio attuale è frutto di un successivo ampliamento sul lato ovest. Anche il timpano appare modificato rispetto a quello più semplice, presente nel progetto di Scamozzi.
La dimora si offre al visitatore con un’imponente facciata asimmetrica, dopo l’aggiunta settecentesca del il piano terra bugnato.
Analizzando il progetto scamozziano, che fu pubblicato soltanto nel 1713 dal Du Ry, si nota che la villa doveva essere collocata nell’angolo del lotto, chiusa da un muro di cinta e confinante con le strade che ancora oggi le passano accanto.
All’epoca vi era uno scolo che attraversava il centro del paese per poi proseguire verso l’Abbazia di santo Stefano e che venne trasformato successivamente in peschiera.
Nel disegno di Scamozzi si vedono anche i resti murari presumibilmente appartenenti alla gastaldia dei Carraresi. Grazie a un’analisi stratigrafica compiuta prima dell’ultimo restauro, sono state individuate le aperture precedenti, appartenenti alla gastaldia carrarese, tamponate dallo Scamozzi oltre alle nuove aperture.
Per quanto riguarda il giardino, invece, nel tempo ha perso l’assetto seicentesco.
La Corte Antica dei Carraresi
Vi è poi un nucleo di edifici interni che costituiscono quella che possiamo definire la Corte Antica dei Carraresi, due barchesse che racchiudono la Corte Grande con un meraviglioso selese di trachite (il termine selese indica la selce e, per estensione, l’aia o il cortile selciato tipici delle corti venete).
Fra il palazzo dominicale e la Corte Antica vi è un giardino alberato, mentre tra quest’ultimo e la Corte Grande vi è un tratto d’acqua che forma una specie la peschiera. Infine, il brolo e il vigneto.
Tra le ville venete, la dimora Priuli Petrobelli rappresenta uno degli esempi più importanti di questo territorio. Fino alla metà del Novecento era anche nota come azienda agricola.
Nelle mura di cinta si aprivano due porte ancora oggi esistenti anche se non accessibili: una aperta verso l’Abbazia di Santo Stefano e una verso San Giorgio. Nella seconda si intravedono ancora i segni dove il portone massiccio era incardinato su robusti anelli di pietra, nonché una parte della loggetta del XIV secolo in cui i Da Carrara conducevano gli affari di famiglia ed esercitavano la giustizia. In parallelo alle mura, scorreva una canaletta che prendeva acqua dalla peschiera.


