Abbazia di S. Stefano
Oltre a rappresentare una delle abbazie più antiche della provincia di Padova, la Chiesa Parrocchiale di Santo Stefano a Due Carrare testimonia ancora oggi l’importanza che ricoprì la comunità benedettina fondata da Litolfo da Carrara nel 1027.
Il complesso di Santo Stefano divenne infatti talmente potente da attirare gli interessi economici di diverse famiglie nobili provenienti da tutta Italia, in primis dei Medici di Firenze: questi vollero stringere un accordo basato sulla commenda dal 1560 fino al 1708.
Tuttavia, vi è la certezza di una presenza monastica cluniacense già nel 910 d.C., dunque antecedente alla costruzione dell’abbazia, legata all’attività dall’abate Bernone di Cluny.
Altri studi menzionano invece l’esistenza di una chiesetta sotterranea tra il VII e IX secolo, intitolata a San Pietro. Di essa ci rimangono un disegno e una descrizione fatta da Pietro Ceoldo prima della sua demolizione, avvenuta nel 1793 assieme a quella di molti degli altri edifici che costituivano il complesso monastico. Se non fosse per la descrizione di Ceoldo, che oltretutto salvò la chiesa acquistandola, oggi non avremmo alcuna informazione al riguardo, dato che l’archivio venne distrutto dai veneziani nel 1405.
L’abbazia venne soppressa nella seconda metà del Settecento dalla Repubblica di Venezia, che si appropriò dei suoi beni e delle sue rendite con l’intenzione di venderli e poter così sanare le casse vuote.
Dopo la scomparsa dell’ultimo abate (nel 1776), il complesso fu secolarizzato e venduto nel 1779 al marchese Andrea Erizzo, procuratore di San Marco, per 52.000 ducati (che oggi corrisponderebbero a circa 5 milioni di euro).
In seguito, la chiesa venne sottoposta a un grande intervento di restauro in tre fasi curato dal Boito, e reso possibile grazie al contributo fornito non solo dalle istituzioni ma anche dai parrocchiani, dai ricchi proprietari terrieri padovani e dagli amanti delle belle arti.
Nel 1896 l’Abbazia di Santo Stefano di Due Carrare fu consacrata.
Abbazia di Santo Stefano a Due Carrare – L’esterno
Del complesso ammiriamo ancora oggi, oltre alla chiesa parrocchiale, la casa del mansionario (che attualmente ospita il patronato e una scuola dell’infanzia) e la casa canonica. Quest’ultima fu oggetto di un accurato restauro (si veda la sezione dedicata agli approfondimenti) e affacciava su una piazzetta che un tempo era il chiostro del monastero, di cui è ancora visibile la pianta sulla pavimentazione.
Al centro della piazza è presente una vera da pozzo in pietra del 1335, scolpita con i cimieri di Marsilio da Carrara, signore di Padova sepolto all'interno della chiesa.
La torre campanaria del 1200 custodisce alcuni elementi insoliti: nella parete nord, si notano infatti le tracce dell’impianto finestrato originario a monofora-bifora-trifora (successivamente tamponato) e i bacini ceramici sulle arcatelle che ne fanno un unicum in terraferma veneta.
Abbazia di Santo Stefano di Due Carrare – Gli interni
La chiesa presenta al suo interno una pianta a navata unica.
Dalle origini fino all’epoca comunale, i membri della famiglia Da Carrara furono tutti sepolti qui. La tradizione proseguì anche durante il periodo delle Signorie con Giacomo, divenuto primo Principe di Padova nel 1324, Giacomino, che fu invece il quinto, e Nicolò, fratello di Francesco il Vecchio da Carrara.
Uno dei primi elementi degni di nota all’interno della chiesa è il mausoleo pensile di Marsilio da Carrara, attributo ad Andriolo de Santis e realizzato intorno al 1338. Il mausoleo raffigura un’arca sostenuta da due leoni su una base in pietra d’Istria. La parte anteriore del monumento è impreziosita da alcune scene scolpite: al centro, vi è la Madonna che mostra il Bambino al defunto Marsilio da Carrara, accanto vi è San Benedetto, mentre San Francesco si trova dalla parta opposta. Negli angoli, si riconoscono la Madonna a sinistra e l’angelo a destra: una disposizione curiosa rispetto a quella più comune che li vedeva in posizione invertita. In origine, il mantello della Madonna doveva essere colorato; se ci si avvicina, è infatti ancora possibile scorgere dei piccoli residui di colore.
La scritta in latino recita: “Marsilio, uomo buono e saggio, che gemerò la forte stirpe dei soldati dei da carrara giace qui. Egli ha riscattato la libertà di Padova e nella sua patria, dopo la scacciata degli Scaligeri colpevoli e crudeli tiranni, rese al cielo la sua anima sublime nell’anno 1338 dopo la morte di cristo benedetto”.
Sotto il mausoleo, i restauri di fine Ottocento hanno portato alla luce uno dei tre lacerti di un rivestimento musivo del X-XI secolo, che in origine doveva ricoprire l’intera superficie della chiesa, come un prezioso tappeto.
Il mosaico centrale si compone di pezzi di marmo di grande effetto cromatico, con la decorazione che ricorda lo stemma dei carraresi. Le altre due composizioni sono realizzate con tessere bianche e nere, un materiale di recupero proveniente dalle terme romane del comprensorio di Abano e Montegrotto. Il disegno di sinistra si caratterizza per il ritmo schematico lineare e il forte gusto per le combinazioni geometriche, mentre il secondo raffigura i simboli cristiani con soggetti appartenenti al mondo animale e vegetale. Si distinguono infatti una bellissima aquila, un corvo, un cerbiatto, un lupo e un serpente in una lotta eterna tra il bene e il male.
L’altare maggiore custodisce una storia affascinante. Rivestito di marmo cipollino e con una mensa di marmo rosso, conserva al suo interno uno degli altari più antichi in Italia, risalente al XI secolo. Nell’abside si staglia maestoso il mosaico su fondo oro che rappresenta il Redentore, realizzato dall’artista Giovanni Moro-Lin.
Infine, all’interno dell’Abbazia di Santo Stefano di Due Carrare si ammirano una bella Deposizione in terracotta dipinta, opera quattrocentesca di Andrea Briosco detto il Riccio, un prestigioso organo Callido e una pala attribuita a Giovanni Battista Bissoni raffigurante il Martirio di Santo Stefano, il protomartire a cui è dedicata la chiesa.
A prima vista, potrebbe non essere facilmente compresa l’importanza delle opere d’arte custodite all’interno dell’Abbazia; pertanto, vi invitiamo ad approfondirle con la lettura del dépliant curato dallo storico Paolo Valandro.
Il capitello
Arrivando dal centro di Due Carrare, prima della chiesa si incontra un capitello barocco che è stato da poco restaurato ed è oggetto di un vincolo monumentale dal 1986. In origine, si trovava in una posizione strategica all’incrocio di tre strade, divenuto, tra il 2014 e il 2015, una rotatoria che ne ha reso necessario lo spostamento. Per il fatto di trovarsi all’incrocio di tre vie, il capitello presenta tre facce diverse, aperte in tre nicchie che custodiscono statue in pietra di Costozza a grandezza quasi naturale.
Si tratta di tre figure sacre, la Vergine Maria, Sant’Antonio e un santo diacono, probabilmente San Lorenzo, che mostrano tuttavia delle differenze di fattura. Mentre quella che rappresenta la Madonna denota una qualità artistica di livello alto collocabile al 1720 circa, la realizzazione delle altre due opere è invece da assegnare alla seconda metà dell’Ottocento.
Paolo Valandro, da un articolo del giornale parrocchiale I sorrisi, 2019, Capitello di Santo Stefano.
Il restauro della canonica
Tra l’estate del 2017 e la primavera del 2018 sono stati effettuati degli importanti interventi di restauro sulle facciate della casa canonicale. Questa, lo ricordiamo, è uno dei corpi di fabbrica del nucleo originale del monastero benedettino di S. Stefano di Carrara.
Le modifiche di rilievo sono state commissionate soprattutto dal cardinale commendatario Ferdinando I de’ Medici. I lavori prevedevano la sopraelevazione di un piano (l’attuale soffitta), due appartamenti, il primo piano per l’abate commendatario, piano terra per il vicario perpetuo.
Altri interventi di ampliamento e ristrutturazione furono eseguiti in precedenza, verso la metà dell’Ottocento, quando vennero aperte le nuove finestre rivolte sull’antico chiostro, dopo la sua distruzione.
Il restauro ha permesso di conservare e studiare l’importante articolazione stratigrafica che mostra il lungo processo di costruzione e trasformazione della canonica. Sulla facciata, quindi a sud, si può ammirare la caratteristica muratura costituita da livelli alternati di trachite e mattoni, databile alla prima fase di costruzione, che avvenne circa tra l’X e il XII secolo. Alla seconda fase, nel XV secolo, risale invece un pezzo di intonaco lavorato a marmorino. Infine, nel XVI secolo, seguì un’altra applicazione di intonaco nell’ambiente sopraelevato, che ancora oggi si presenta ben conservato.


