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Info

Via Centro Terradura, 27 - Due Carrare (PD)

Chiesa Beata Vergine Immacolata

La chiesa parrocchiale di Terradura a Due Carrare è dedicata alla Beata Vergine Immacolata dal 1886.

L’edificio che ammiriamo oggi risale al 1912, ma deriva dal restauro e dall’ampliamento di una chiesa precedente, che fu consacrata dal vescovo di Padova, Pietro Barbarigo, nel 1488. Tuttavia, la prima chiesa, con il suo antico campanile, viene menzionata in uno statuto di Padova già nel 1276, nel quale risulta appartenere alla pieve di San Pietro Montagnon, poi Montegrotto.

Nel 1588, il chiericato di Terradura fu ceduto in commenda alla biblioteca Vaticana, che godrà del beneficio fino al 1772. Lungo tutto questo periodo, la chiesa di Terradura rimase in ottime condizioni, come testimoniato anche dal cardinale Gregorio Barbarigo, durante una visita pastorale nel 1683.

Nel corso dell’Ottocento, il seminario di Padova cedette l’antico oratorio di San Pelagio, demolito nel 1876 per decreto vescovile e sostituito dall’oratorio della Maternità di Maria, che esiste ancora oggi accanto a Villa Zaborra, il Castello di San Pelagio.

Le opere all’interno della chiesa di Terradura a Due Carrare

Tra le opere custodite all’interno della chiesa di Terradura spicca il dipinto, olio su tela, raffigurante l’Ultima cena e risalente al decennio 1550-1560. Conosciamo il nome di chi lo ha realizzato grazie a una lettera custodita nell’archivio parrocchiale: si tratta di Giovanni De’ Mio (o Demìo), detto il Fratina o Indemio, nato a Schio dopo il 1510. Costui non è noto solo come pittore ma anche come mosaicista, come dimostrano alcuni lavori che eseguì nel 1537 a S. Marco e l’anno seguente a Pisa.
Tra le opere pittoriche più importanti di De’ Mio vi sono senza dubbio gli affreschi di Villa Thiene a Quinto Vicentino (1553-1555). È soprattutto grazie a questi se Il Palladio lo ricorda come “Messer Giovanni Indemio Vicentino, huomo di bellissimo ingegno”.
Lo stile di Giovanni De’ Mio è riconducibile alla scuola del manierismo tosco-toscano, con cui entrò in contatto a Pisa e probabilmente anche a Roma. A Venezia fu attivo come pittore: in particolare, nel 1556, realizzò i tre tondi sul soffitto della Libreria Marciana.

Nella chiesa di Terradura di Due Carrare si ammira un dipinto altrettanto prezioso, rappresentante la Natività di Maria e databile tra 1610 e 1624. L’autore è Giovanni Battista Bissoni, artista padovano dalla personalità eclettica che, nel suo territorio, lasciò numerose opere caratterizzate da una certa aspirazione manieristica alla grandiosità. Nel cartiglio tenuto dagli angeli si legge l’iscrizione a pennello: “Cum iocu[n]ditate nat[ivi]tatem beatae mariae celebramus”.

La chiesa custodisce, inoltre, diverse opere di Solone Viganoni, seguace di Francesco Hayez nonché abile interprete e difensore del Classicismo e dell’Accademia, di fronte ai principi del Verismo e del Realismo.
Nel presbiterio è collocato l’olio su tela con l’Adorazione dei magi, del 1863, nel quale si nota la seguente iscrizione (in basso, sul gradino): “Solone Viganoni fece in Milano 1863”, assieme alla firma dell'autore. Sua è anche la tela del 1859 con Gesù Bambino e i santi Domenico, Caterina da Siena, Francesco, Giovanni battista e un devoto, collocata sull’altare della Madonna del Rosario, in pietra tenera di Vicenza dipinta e marmo policromo.
Degno di nota è anche il paliotto dell’altare, realizzato sempre da maestranze venete (1690-1699) e ottenuto dalla lavorazione di diversi materiali, come la pietra tenera di Vicenza dipinta, il marmo rosso di Verona, il marmo bianco e il marmo di Aquitania.

 

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