Villa Capodaglio e Palazzo Tondello
Lungo la via per Pontemanco, a Due Carrare, alle spalle di Villa Priuli - Petrobelli si scorge un lungo complesso di edifici, conosciuti come Villa Capodaglio e Palazzo Tondello.
Villa Capodaglio viene aperta al pubblico su appuntamento in occasione degli eventi e delle degustazioni di vino organizzate dalla azienda agricola della stessa dimora.
Palazzo Tondello ha un ingresso dal portale affacciato sulla via per Pontemanco e, anche se si tratta di una proprietà privata, chiedendo gentilmente di poter accedere si possono ammirare la facciata interna con la splendida loggia, i resti degli affreschi dipinti tra le travi del soffitto del portico sotto la loggia e gli altri edifici oggi adibiti a depositi.
Le due residenze aristocratiche condividono la stessa storia, a partire dalle origini. Entrambe infatti poggiano le loro mura su un nucleo preesistente, in cui non è difficile riconoscere alcuni elementi che furono dell’antico castello dei Da Carrara. I pilastri possenti inglobati all’interno dei muri perimetrali di Villa Capodaglio, i lacerti di un’antica torre a Villa Tondello e la presenza di alcune feritoie sui muri di entrambe sono probabilmente quanto rimane dell’antico maniero che rappresentò l’età dell’oro di Due Carrare.
La storia di Villa Capodaglio e Palazzo Tondello
La fine del casato dei Da Carrara, nei primi anni del XV secolo, coincise con l’espansione di Venezia in terraferma. I loro beni vennero venduti, per volontà della Serenissima, all’incanto dal podestà e capitano di Padova insieme al provveditore Pietro Dandolo al nobile veneziano Marino Bragadin, al prezzo di 28000 lire. Non è un caso, quindi, che all’interno delle due dimore vi siano dei portali di gusto quattrocentesco con lo stemma cruciforme della famiglia Bragadin.
Iniziò così la completa ristrutturazione di ciò che restava del castello, non certo per damnatio memoriae della casata padovana, che l’aveva posseduto fino ad allora, ma per rispondere alle nuove necessità dell’aristocrazia marciana: lo sfruttamento della campagna.
Erano infatti gli anni in cui i nobili veneziani cercarono nella terra quella ricchezza che i turchi avevano iniziato a sottrare loro in mare. Una ricchezza che provenne, appunto, dalla riorganizzazione dei latifondi.
Sia Villa Capodaglio che Palazzo Tondello rispondono perfettamente alla tipologia della corte domenicale. L’abitazione signorile è ben in vista, anche per assolvere agli scopi di rappresentanza che l’aristocrazia veneziana non cessò mai di ostentare, e tutto intorno vi sono le pertinenze fondamentali all’attività rustica: le barchesse, le stalle, i granai, i piccoli alloggi dei contadini (a villa Capodaglio esiste ancora il forno a legna che servì la piccola comunità), il giardino e il brolo, ossia lo spazio agricolo destinato agli alberi da frutta e alle vigne più pregiate.
All’interno di Palazzo Tondello vi è una raffinata scala seicentesca dove si trova anche una lapide, che riporta il nome dell’ultimo proprietario “certo” del palazzo al 1687, ossia Francesco Sanudo.
I due edifici passarono infatti nel corso del XVII secolo dai Bragadin ai Sanudo. Anche se le documentazioni al riguardo sono scarse, nell’archivio Bragadin è conservato il testamento di Bianca Bragadin, che sancì il passaggio di proprietà dai Bragadin alla famiglia del marito, i Sanudo appunto, stabilendo anche che alla sua morte i beni sarebbero andati ai figli.
Nel tempo, sono stati eseguiti alcuni importanti interventi formali, come l’innalzamento a tre piani di parte di Villa Capodaglio, che divenne abitazione privata e proprietà̀ della famiglia Vasoin-Capodaglio, circondata dei vitigni di Cabernet, Merlot, Refosco dal Peduncolo Rosso, Chardonnay, Pinot Grigio, Palava e Glera. All'interno della corte, oggi anche centro dell'attività̀ vitivinicola della proprietà̀, si sviluppa la cantina - dove gli elementi dell'antica e moderna tecnica di affinamento delle uve si fondono naturalmente con gli elementi caratteristici del complesso - e la taverna seminterrata, oggi riservata alle degustazioni.
Invece, in Palazzo Tondello la ristrutturazione ha riguardato il mezzanino, con l’apertura di nuove e ampie finestre e la realizzazione del raffinato portale che collega la scala nobile alla sala di rappresentanza.
Il palazzo sembra essere l’unico esempio ancora esistente nel padovano di villa con portico. La facciata sulla corte interna è infatti caratterizzata dalla presenza di un porticato a sette archi su colonne ottagonali in mattoni. Il capitello è costituito da alcune singolari mensoline in cotto, sovrastato da una loggia a undici archetti, sorretti a loro volta da colonne di pietra di Custoza con capitelli di trachite a foglia acquatica rovesciata (corinzio arcaico) che poggiano su una cornice sagomata anch’essa in trachite.
La famiglia Tondello, dapprima affittuaria della precedente proprietà Badan, succeduta ai Sanudo, alla fine del 1970 diventa proprietaria dell’edificio, adibito sempre a dimora ma destinato in parte anche all’attività di fabbro.


