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Padre Leopoldo e il calesse di Carrara Santo Stefano

Nel centro di Padova, oltre alla Basilica di sant’Antonio e agli altri innumerevoli siti di interesse della città, vi è anche il santuario dedicato a Padre Leopoldo Mandic, beatificato nel 1976 da Paolo VI e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1983.

È proprio a Padova che, dal 1923, questo piccolo grande frate (“piccolo” perché non superava i 140 cm di statura) spenderà ogni momento del suo ministero sacerdotale nell'ascolto sacramentale delle confessioni e dei fedeli, nell’amministrazione del sacramento della Riconciliazione, nella preghiera silenziosa e nella direzione spirituale del Convento dei Cappuccini di Santa Croce. Qui sono custodite le sue spoglie, motivo per cui il convento è ancora oggi, come allora, meta di pellegrinaggio.

All’interno del santuario si possono ammirare il suo confessionale, la reliquia della mano del frate e il celebre “calesse del miracolo”, che lega la sua storia a quella di Carrara Santo Stefano. Nel luglio del '34, infatti, padre Leopoldo era di ritorno a Padova da un pellegrinaggio a Lourdes. In stazione lo attendeva la carrozza di Augusto Formentin, sulla quale sale in compagnia di Don Luigi Callegaro, che lo avrebbe condotto al convento.
La carrozza imboccò via Dante incrociando il percorso di un convoglio del tram che non lasciava uno spazio sufficiente al passaggio tra le rotaie e i portici della strada. Lo scontro con la carrozza sulla quale viaggiava il piccolo frate taumaturgo e con il corteo di fedeli che lo seguivano sembrava inevitabile. La gente cominciò a gridare che si fermassero, ma il cavallo imbizzarrito non volle sentire ragioni, mentre il tram procedeva velocemente in senso opposto. Secondo alcuni, San Leopoldo chiuse gli occhi e pregò la Vergine Maria, secondo altri fece un gesto con le mani: sta di fatto che, in quel momento, le quinte dei palazzi che circondavano la strada indietreggiarono, come in un inchino, facendo in modo che sia la carrozza che il tram riuscissero tranquillamente a passare.

Il sig. Formentin, il conducente del calesse miracolato, nacque proprio a Carrara Santo Stefano, dove svolgeva il lavoro di contadino e dove morì nel 1940. Il suo calesse riporta ancora la targa donata dal Comune di Carrara S. Stefano alla moglie Maria Borella, purtroppo già indicata come “vedova”.

Cenni biografici:

Leopoldo nacque a Castelnuovo di Cattaro (l'odierna Herceg-Novi in Montenegro) il 12 maggio 1866, penultimo dei sedici figli di Pietro Mandić e di Carolina Zarević, famiglia cattolica croata. Al battesimo ricevette il nome di Bogdan Ivan (Adeodato Giovanni). Divenne Fra Leopoldo vestendo l’abito francescano a Bassano del Grappa nel 1884 e fu ordinato sacerdote nel 1890. A causa di un’esile costituzione fisica e un difetto di pronuncia, non poté partire per le missioni come avrebbe voluto. A Padova arriva nella primavera del 1909 e fu nominato dapprima direttore degli studenti, cioè dei giovani frati Cappuccini, per essere infine impiegato esclusivamente nel ministero della confessione.

Purtroppo aveva mantenuto la cittadinanza austriaca, per cui nel 1917 venne mandato al sud in confino politico. Durante il viaggio, però, colse l’occasione di visitare vari santuari come Pompei, Assisi e Loreto.

Nel 1919, ritorna a Padova nel convento dei Cappuccini di Santa Croce in veste di confessore, dove rimane stabilmente dal 1923 fino alla morte, sopraggiunta nel 1942 a seguito di una diagnosi di un tumore all’esofago.

Gli Annali della Provincia Veneta dei Cappuccini riportano: “Nella confessione esercita un fascino straordinario per la grande cultura, per il fine intuito e specialmente per la santità della vita. A lui affluiscono non solo popolani, ma specialmente persone intellettuali e aristocratiche, a lui professori e studenti dell'Università e il clero secolare e regolare”.

San Leopoldo - che Paolo VI definì “una popolare ma autentica immagine di Gesù” - fu mandato da Dio, nell'epoca che ha cercato di distruggere il senso del peccato, per mostrare la possibilità della riconciliazione e della misericordia del Padre.

RACCONTO DI UN FAMILIARE DEL SIG. FORMENTIN IN CORSO

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