Un fatto particolare: la commenda a Carrara Santo Stefano
La commenda era un istituto giuridico che consisteva nell’affidare una rendita (in questo caso quella dell’Abbazia di Santo Stefano) a degli ecclesiastici per garantirne un reddito che permettesse il mantenimento del tenore di vita a fronte di eventuali difficoltà politiche.
In origine, la commenda veniva usata solo per le abbazie vacanti e poteva essere affidata con la cura delle anime (curatela) oppure senza obblighi di funzioni. È il caso, ad esempio, dei nobili che ricoprivano anche la carica di vescovi o di cardinali e che potevano dunque proseguire nel loro ruolo, non avendo impedimenti e obblighi di altro tipo.
Nel caso di Santo Stefano si ebbero entrambi i tipi di affidamento, e oltretutto le rendite ricchissime dell’abbazia attiravano gli interessi di famiglie da ogni dove. Si verificò addirittura una situazione di abuso, in quanto fu permesso a una sola persona di avere più commende in contemporanea: l’abate commendatario Pietro Barbo (dal 1445 al 146), divenuto poi Papa con il nome di Paolo II, aveva infatti ricevuto la commenda di quattro monasteri benedettini a Verona, l’Aquila e, appunto, a Santo Stefano. Oltretutto, Barbo raggiunse la nostra abbazia solo una volta, per poi concederne la commenda al nipote, Giovanni Battista Zeno (dal 1467 al 1501). Costui ottenne nello stesso territorio anche la commenda dell’Abbazia di Santa Maria delle Carceri, togliendola ai Camaldolesi. A differenza di Pietro Barbo, però, Zeno venne più volte in visita a Santo Stefano di Carrara, ad esempio in occasione dell’arrivo del segretario ducale Ludovico Manenti per invitarlo a fare ritorno a Roma, come richiesto dal papa.
La commenda di Santo Stefano venne istituita per la prima volta dal Papa Eugenio IV Condulmer, con una modalità di trasmissione piuttosto particolare. Fu infatti prevista la resignazione, cioè la successione dell’incarico per rinuncia o cessione da parte del titolare della commenda in vita a qualcuno da lui stesso scelto. In questo modo, quindi, non era più il Papa a indicare la persona designata, ma l’abate che attuava appunto una cessione della commenda.
Ecco dunque che a Santo Stefano il passaggio della commenda avveniva di solito da zio a nipote, a volte anche da nipote a zio, fratello o a un protettore, con il risultato che la stessa commenda rimanesse per anni in mano alla stessa famiglia. Nello specifico, le casate più coinvolte da questo punto di vista furono i Dandolo, i Barbo e i Zeno Corner.
Tra gli Abati Commendatari a Santo Stefano si annoverano alcuni personaggi prestigiosi non solo in quanto ecclesiastici ma anche per il ruolo eccellente che ricoprirono nella politica, nelle scienze o nella cultura. Tra questi, Fantino Dandolo fu il primo (1437-1445) ad avere particolarmente a cuore la comunità che si riuniva intorno all’abbazia, dove difatti si recava spesso per svolgere la sua funzione di pastore di anime.


