Il Castello dei Carraresi
Quando si menziona il Castello Carrarese viene subito in mente l’imponente costruzione eretta dalla famiglia Da Carrara nel cuore della città di Padova, di cui divennero Signori.
Pochi sanno però che il loro primo castello fu costruito nel cuore del territorio che diede loro potere e prestigio, oltre che il nome. E che si trattò di un edificio pensato per assolvere alla doppia funzione di struttura militare e residenza signorile: questo spiega i numerosi affreschi che ne decorano le pareti interne e che gli accurati interventi di restauro continuano a riportare alla luce. Per approfondire, consigliamo la lettura a questo link.
Oggi, di quel castello non possiamo vedere nulla che ricordi il suo glorioso passato. Tuttavia, nel luogo in cui fu costruito, vennero in seguito eretti altri edifici, le cui strutture portanti sono state studiate a lungo e hanno rivelato informazioni preziose. Si tratta di Villa Priuli, Villa Capodaglio e Palazzo Tondello.
Su quest’ultimo, in particolare, gli architetti Nicola Badan e Massimo Paiusco hanno condotto uno studio stratigrafico delle fasi costruttive del manufatto (Palazzo Tondello a Due Carrare, Contributi alla conoscenza di un’antica dimora nella terra dei da Carrara, edizioni della Laguna).
Dall’analisi dei due architetti sono emersi alcuni elementi che avallano l’ipotesi che il palazzo sorga sulle rovine dell’antico castello dei Carraresi, ed in particolare del Dongione, una vera e propria fortezza nella fortezza che racchiudeva insieme sia le costruzioni più importanti dal punto di vista militare e sia quelle residenziali.
Elementi architettonici come la base di una torre, la porta merlata, il ritrovamento di due feritoie all’interno della facciata nord del palazzo, ma anche la vicinanza con la piccola altura (link a vivi territorio) destinata agli insediamenti difensivi e la conformazione del perimetro costituito dalle mura a sud est della piccola collina convergono tutti su questa ipotesi.
Del primo castello dei Da Carrara sono riconoscibili alcuni elementi esterni: ad esempio, dal lato affacciato sulla via per Pontemanco si eleva il muro di cinta, in parte merlato, nel quale si apre una porta che all’epoca rappresentava la principale via di comunicazione verso l’esterno della corte fortificata. In particolare, vi era un portone di legno massiccio incardinato su alcuni robusti anelli di pietra ancora visibili.
Subito dietro la porta vi è una loggetta del 1300, che corrisponde al vano nel quale i Carraresi conducevano gli affari di famiglia ed esercitavano la giustizia.
Si nota poi una seconda porta, rivolta però verso l’abbazia di Santo Stefano.
Infine, parallela alle mura scorreva una fossa d’acqua, simile al fossato tipico delle città medievali.
Sempre grazie agli studi condotti nel tempo, sono state analizzate le murature che affacciano sulla corte interna: dove l’intonaco ha ceduto sono emersi dei conci di trachite sbozzata grossolanamente con giunti di malta larghi ed irregolari. Si rileva inoltre un angolo formato da alcuni grossi blocchi squadrati di trachite, sulla quale si addossa la parte loggiata del palazzo. Infine, esistono dei pilastri inglobati all’interno dei muri perimetrali degli edifici.
La storia del castello dei Carraresi
Il cosiddetto castrum Carrariae o castra carraria era un castello che poteva essere fatto di terrapieni o offasti, palizzate e siepi, evolvendosi poi in una costruzione in muratura con una corte fortificata, una gastaldia (circoscrizione amministrativa governata da un “funzionario” dell’imperatore) e una cappella di servizio che venne definita più tardi come la Chiesa di San Giorgio di Carrara.
Il castello fu nominato la prima volta nel 1068, quando fu descritto come il fulcro dei vasti possedimenti dei Da Carrara, il sito da cui esercitavano il controllo sia sulle terre che sugli uomini, come da privilegio dell’imperatore Enrico V nel 1114.
Purtroppo, la fortezza fu distrutta una prima volta dal comune di Padova nel 1164, a fronte del sostegno offerto dai Carraresi al potere imperiale di Federico I Barbarossa: Jacopino fu costretto a fuggire lasciando le sue terre indifese e cosi ‘il popolo padovano si riversò contro il castrum e non fu pago fino a quando non lo ebbe distrutto’.
Il castello venne poi ricostruito, ma quando i Carraresi questa volta decisero di opporsi all’imperatore e al suo vicario Ezzelino da Romano, questi nel 1240 si accanì contro la Signoria e ordinò di attaccare nuovamente la loro base strategica.
Pare, però, che il castello non fu distrutto ma che vide decadere quasi del tutto la sua importanza, fino a che non se ebbe più notizia.
Di certo, nel 1400 della struttura fortificata non restano che “ingenti rovine di mura - fu infatti distrutta dalle fondamenta ai temi di Ezzelino” come descrive il Vergerio nel suo De principibus Carrariensibus ed gestis eorum liber. Il muro a nord dell’edificio a tre piani rivela quello che potrebbe essere stato un tentativo di distruzione, ossie le tracce di un incendio.
Tuttavia, per concludere, sottolineiamo che alcune delle decisioni che i Da Carrara presero proprio riguardo la gestione del castello rivelano il loro grande acume: considerato che le famiglie signorili subivano frequenti divisioni in vari rami, per proteggere il patrimonio ed evitarne l’eccessivo frazionamento con conseguente impoverimento della famiglia, il castello rimase indiviso. Ciò implicò che la primitiva unità del possesso rimanesse intatta, ma che ogni membro della famiglia Da Carrara avesse per sé una quota ideale per poter vantare comunque prerogative e privilegi.


