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Timeline

Da dove veniamo

Gli scavi archeologici compiuti di recente (2011) testimoniano che i primi insediamenti socialmente strutturati nel territorio di Due Carrare risalgono all’Età del Bronzo (3400 a.C. - 600 a.C. circa). Sono inoltre state rinvenute tracce della dominazione romana, databili al primo secolo d.C.

L’imprinting dei Carraresi

Il territorio acquisì la propria identità solo con l’arrivo della famiglia nobile dei Carraresi, la cui presenza è documentata fin dagli inizi del primo millennio (1027 d.C. circa). La loro è dunque una storia dalle radici lontane, della quale riassumiamo le tappe fondamentali in questa timeline.

 

  • Nel 2011, in via Campolongo, sono emersi alcuni frammenti di utensili realizzati con ceramica ottenuta da un impasto di selci. Il ritrovamento è databile all’età del Bronzo (3400 a.C. al 600 a.C. circa.).

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  • La centuriazione che interessava questo territorio risale alla metà del I sec. d.C. L’asse principale del complesso sistema, composto da fossi e scoli scavati per il deflusso delle acque, era costituito da un canale che sfociava in laguna nei pressi di Chioggia, e che corrispondeva all’attuale canale Cagnola-Pontelongo. Questo si immette nel Brenta per sboccare nell’Adriatico nei pressi di Brondolo.

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  • L’Impero Romano, logorato da gravi crisi interne e sopraffatto dalle popolazioni barbariche, si dissolse nel 476 d.C. Successivamente, con l’avvento del Sacro Romano Impero, i territori vennero assegnati ai vassalli sia laici che ecclesiastici.

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  • Le prime testimonianze storiche sulla famiglia dei Carraresi fanno riferimento a Litolfo da Carrara, che nel 1027 donò terreni e beni alla comunità benedettina di Carrara Santo Stefano per la costruzione di un’abbazia. Alcuni documenti riferiscono dell’esistenza di un Castello in località San Giorgio, che però fu distrutto verso la metà del XIII secolo e mai più ricostruito.

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  • Nel 1405, con la sconfitta di Francesco Novello, settimo e ultimo signore della famiglia dei Da Carrara, Padova venne annessa ai territori della Serenissima Repubblica, che in breve tempo annientò la discendenza della nobile famiglia dei Carraresi. Per quanto riguarda il loro territorio, Venezia agevolò le richieste dei nuovi proprietari, per lo più veneziani, a favore della “redenzione” delle aree paludose e di quelle regolarmente soggette a esondazioni, e perciò improduttive.

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  • Sotto la dominazione francese vennero estese agli Stati Veneti le leggi già varate per le altre terre del Regno Napoleonico. Già nel 1806, nei registri comunali comparvero le denominazioni di Carrara San Giorgio e Carrara Santo Stefano. Tuttavia, solo un anno più tardi venne ufficializzato l’assetto amministrativo della zona e la relativa suddivisione in Distretti, Cantoni e Comuni.

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  • I documenti ufficiali del 1816 presentavano il territorio carrarese come un’unica entità. Nella parte riguardante la Provincia di Padova – in particolare il Distretto VII di Battaglia - era menzionato solo il Comune di Carrara San Giorgio, che allora comprendeva Carrara Santo Stefano, Cornegliana, Figarolli, Mezzavia, Pontemanco e Prati di Saletto.

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  • Dopo l’Unità d’Italia, le condizioni di vita delle popolazioni rurali cominciarono progressivamente a peggiorare, sia per l’aumentata pressione fiscale (si ricordi la famosa la tassa sul macinato del 1869 che suscitò numerosissime proteste) che per la crisi nella quale sembrava essere sprofondato il settore agricolo. Le difficoltà erano imputabili a varie calamità meteorologiche, ma anche alle malattie della vite e del baco da seta, che provocarono un deprezzamento sfavorevole dei cereali.

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  • Tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre 1908, i giornali della provincia veneta fecero un gran parlare degli eventi relativi ai Comuni di Carrara San Giorgio e Carrara Santo Stefano.

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  • La data del 9 agosto 1918 è legata all’impresa del Volo su Vienna. Un evento storico e molto importante che prese piede proprio nel Comune di Carrara San Giorgio, nel Castello di San Pelagio. Già nell’estate 1917, la famiglia Zaborra, proprietaria del Castello, aveva infatti sottoscritto un contratto d’affitto con l’Esercito Italiano per la realizzazione di un campo di volo e l’occupazione di una parte della Villa.

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  • Durante la Seconda Guerra Mondiale, la famiglia Brunazzo di Pontemanco ospitò nella sua casa sette profughi ebrei (quattro adulti e tre ragazzi), dal 31 dicembre 1943 al 27 aprile 1945. Il signor Guerrino Brunazzo fu supportato nel suo gesto coraggioso dal mugnaio, il sig. Bertin, che fornì legna e farina, e dal farmacista, il dott. Fortin, che procurò le medicine necessarie, oltre che al parroco Don Torresin, che riferiva le notizie dal fronte.

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Terra madre dei carraresi:
tra i Colli Euganei e la Laguna di Venezia

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