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Vincenzo Scamozzi e l'architettura del "rigore"

Vincenzo Scamozzi, nato a Vicenza nel 1548 o 1552 e morto a Venezia nel 1616, è stato uno degli architetti veneti più apprezzati in Italia e non solo.

Scrisse il trattato in sei volumi, Dell’Idea dell’architettura universale, pubblicato a Venezia nel 1615, nel quale sviscerò la sua concezione dell’architettura come una scienza esatta, che necessita di regole precise e rigorose. Il suo lavoro e le sue teorie furono note in tutta Europa, soprattutto nei Paesi Bassi, dove il suo libro fu adottato come testo base da moltissimi colleghi.

Grazie ai tanti viaggi compiuti a Roma ebbe modo di approfondire l’architettura antica, e nel suo lavoro ricevette importanti stimoli dalle opere di Palladio, Sanmichieli e Sansovino.

All’interno della sua immensa produzione ricordiamo il completamento della scena del teatro Olimpico di Palladio, la villa Capra della “La Rotonda”, ma anche le Procuratie Nuove a Piazza San Marco a Venezia.

Nel territorio di Due Carrare, realizzò i progetti per Villa Molin-Kofler in località Mandria, Villa Duodo a Monselice e la cappella di San Giorgio. (Per l’elenco completo delle opere scamozziane si veda http://www.palladiomuseum.org/scamozzi/).

A Due Carrare, in località San Giorgio realizzò anche Villa Bragadin-Priuli-Soranzo-Talpo- Vasoin oggi Petrobelli, che però al momento in cui si scrive non è visitabile internamente.

Approfondimento sul progetto
Per lungo tempo si è solo supposto che l’architetto fosse Vincenzo Scamozzi
Una supposizione suffragata dal rinvenimento di un documento autografo di Scamozzi conservato a Chatsworth, nel quale sono riportati gli studi planimetrici per villa Priuli e anche sei sopralluoghi condotti dall’architetto in cantiere, un computo dei lavori realizzati e da farsi e la data d’inizio dello scavo delle fondamente, l’8 luglio 1597.
L’edificio attuale è frutto di un successivo ampliamento sul lato ovest e anche il timpano rispetto a quello più semplice del progetto di Scamozzi appare modificato. Si offre al visitatore con una imponente facciata oggi asimmetrica, dopo l’aggiunta settecentesca come un’aggiunta posteriore è il piano terra bugnato. 
La tavola della villa esiste ma non è inserita nel suo libro Idea dell’architettura Universale nell’edizione del 1615, che lui cita soltanto, e fu pubblicato soltanto nel 171.
Già analizzando questo disegno si vede che la villa è posta nell’angolo del lotto, chiusa da un muro di cinta e confinante con le strade che le passano ancora oggi accanto. Vi era uno scolo che un tempo attraversava il centro del paese per poi proseguire verso l’abbazia di santo Stefano e che venne trasformato successivamente in peschiera.
Ci sono resti murari presumibilmente appartenenti alla gastaldia dei Carraresi. Grazie ad un’analisi stratigrafica prima dell’ultimo restauro è stato possibile vedere le aperture precedenti, appartenenti alla gastaldia carrarese, tamponate dallo Scamozzi e fatte nuove aperture.
Per quanto riguarda il giardino invece è venuto meno l’assetto seicentesco. Una nota particolare merita la planimetria dove Scamozzi indica la posizione dei letti nelle camere per un totale di otto. La sua cura per i dettagli è nota, tanto che disegna addirittura le botti nella cantina di alcune tavole.

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