Andrea Briosco, il "Riccio, lo scultore del Rinascimento
Andrea Briosco è noto come il Riccio (o il Crispo, Crispus) per la sua capigliatura folta e riccia che caratterizzava anche le sue tante rappresentazioni presumibilmente autografe.
Briosco nacque a Trento (anche se alcuni studiosi lo vorrebbero originario di Padova) il 1° aprile 1470 dalla famiglia di un orafo milanese. Giunse a Padova verso gli ultimi anni del secolo per formarsi nella bottega di Bartolomeo Bellano. Morì l’8 luglio 1532.
Tra le sue opere più note vi è senza dubbio il candelabro ornamentale del cero pasquale della Basilica di Sant’Antonio. Tuttavia, il suo primo lavoro documentato consiste nel completamento dell’altare Roccabonella nella chiesa di San Francesco, progetto avviato da Bartolomeo Bellano e terminato da Briosco nel 1498.
Successivamente, nel 1500, il Riccio fu poi incaricato di eseguire il modello della nuova cappella per l’Arca del Santo.
L’arte di Briosco, come quella del maestro Bellano, risuonava degli echi donatelliani. Si ricorda infatti che Donatellogiunse a Padova nel 1443-1444 e vi rimase per un decennio, contribuendo a rendere la città del Santo uno dei centri più vivaci del Rinascimento. Donatello impose il suo stile da rude naturalista, che rimaneva però legato ad alcuni temi della classicità, come gli aspetti espressionistici e l’horror vacui del tardo antico.
Durante gli anni della sua permanenza a Padova, in città venne avviata una consistente produzione di opere in terrecotta, tra le quali anche il complesso della Pietà della chiesa abbaziale di Santo Stefano, che apparteneva al gruppo del cosiddetto “naturalismo padovano” del Riccio e che è datata prima metà degli anni Novanta del Quattrocento.
L’opera del Riccio: la Pietà dell’Abbazia di Santo Stefano
Il Cristo in pietà sorretto dalla Madonna e da San Giovanni Evangelista realizzato dal Riccio è un complesso di terracotta policroma, le cui dimensioni sono 90x110x18 cm. La particolarità dell’opera risiede nel fatto di non essere composta da un unico blocco ma da tre figure distinte e staccabili.
Nella chiesa precedente, Il Cristo in pietà era collocato sull’altare maggiore, mentre adesso si ammira nella nicchia a sinistra del presbiterio, in posizione elevata. L’ultimo restauro, eseguito nel 1996 con il contributo del Banco Ambrosiano Veneto, ha contribuito alla rimozione di una successiva ridipintura e a far emergere il fine colorismo. Tuttavia, la rimozione del marrone sopra la doratura dei capelli rivela un artista non ancora del tutto svincolato dalla pratica orafa della bottega paterna.
Il Cristo è sostenuto dal braccio destro alle spalle della Madonna, che a sua volta appoggia la mano destra sul suo busto e circonda le spalle con la mano sinistra. Più sommessamente, San Giovanni si accosta con la mano sinistra al braccio del Cristo. Dunque, le parti riconoscibili sono: il braccio destro di Cristo, che è separato dalla spalla e fa parte del blocco di sinistra, assieme al corpo della madre; la mano destra di Maria è solidale al corpo del Figlio, che costituisce il blocco mediano.
A partire dall’esempio dei Vesperbild nordici (letteralmente “immagine del Vespro”), il tema della Pietà ha avuto una larghissima diffusione. La rappresentazione puntava all’immedesimazione, da parte del fedele, nel dolore di Maria e Gesù, in atteggiamento di com-passione. Confrontando il proprio dolore con la loro Passione, il fedele poteva trovare conforto per le proprie sofferenze.
Nell’opera del Briosco, assistiamo alla chiara rappresentazione dei sentimenti dei soggetti coinvolti, resa attraverso la plasticità delle forme e l’espressione dei volti. Nel viso della Madonna si legge chiaramente il tormento che la divora, oltre all’incredulità di fronte alla morte del figlio. Il volto del Cristo è meticolosamente cesellato, con i muscoli facciali contratti in una delicata resa. Le vesti risultano petrose, i volti hanno una forma a prisma, le ciocche dei capelli di Giovanni sono contorte.
Sul complesso agiscono numerose influenze: il sofferto espressionismo del gruppo deriva dai modelli tardo belliniani, mentre l’influsso della pittura del caposcuola veneziano si conferma nelle scelte sui colori, visibili soprattutto dopo l’intervento di rimozione della ridipintura. In particolare, si evidenzia la raffinata modulazione dell’incarnato, che sfuma sul verde terreo della morte nel viso di Cristo e nel risvolto giallo del manto blu della Madonna.
La modellazione risente invece dell’espressionismo donatelliano interpretato da Giovanni Minelli, ma tale influsso non è verificabile in altre opere del momento giovanile.


