Antonio Bonazza, lo scultore innovativo
Nato nel 1698, Antonio Bonazza trascorse quasi per intero la sua vita a Padova, che grazie a lui divenne un centro rinomato per la produzione scultorea.
Antonio ebbe la fortuna di nascere in una famiglia di artisti, che fu in grado di trasmettergli una passione intramontabile per la scultura. Il padre Giovanni Bonazza fu uno scultore molto importante e anche i fratelli, Francesco e Antonio, furono artigiani apprezzati. Come il papà, Antonio entrò a far parte della Fraglia dei Tagliapietre nel 1735 e vi rimase fino al 1763, anno in cui morì.
Ebbe nove figli dal matrimonio con una nobildonna.
Scrisse il Semenzato, nel saggio dedicato ad Antonio Bonazza: “Ove cessava di battere il martello di Giovanni Bonazza continuava a risuonare quello dei figli, e la bottega seguitava, quella bottega alla quale egli aveva aperto molte strade e che avrà la gloria di vedere uscire un autentico genio: Antonio Bonazza”.
L’opera di Antonio si collocava nel passaggio tra la tradizione Seicentesca e il Rococò, a cui fece seguito il movimento veneto che lo descrisse per i suoi maestosi impianti decorativi, animati da slanci e movenze.
La scultura del Seicento era ancora profondamente legata al virtuosismo, la tecnica del padre Giovanni era ricca ed elaborata e aspirava ad assecondare persino le esigenze più complicate, pur con la volontà di creare qualcosa di nuovo. Traendo ispirazione da un repertorio ben più ricco e vivo, Antonio intervenne sui modelli correnti liberandosi dalle convenzioni di moda e seguendo una sua visione totalmente sincera, immediata, senza remore di finzioni, senza impacci di trasposizioni.
Per l’artista padovano, un’importante fonte di ispirazione fu lo scultore trentino Vittoria, del quale Bonazza attuò una originale rielaborazione che lo portò a tradurre il tono pur sempre aulico delle sue figure in immagini di una semplicità commovente e facilmente accessibile. In questo, ebbe un ruolo sicuramente anche l'influenza del vicentino Orazio Marinali.
La produzione di Antonio Bonazza contemplava sia gli altari e le sculture realizzate per diverse chiese parrocchiali e conventuali di Padova e del suo territorio, che i numerosi cicli di statue a soggetto mitologico e profanocommissionate dalle famiglie patrizie veneziane per decorare i giardini delle loro residenze di campagna in diverse località del Veneto.
Purtroppo, alcuni di questi giardini oggi non esistono più, e molte delle statue sono state vendute nel mercato antiquario o collocate in altri giardini in Italia o addirittura oltre oceano.
Nel 1757, Bonazza consegnò un gruppo di statue per il giardino di Peterhof a San Pietroburgo.
Tra le sue opere più significative si annoverano le Virtù espressive, custodite nella chiesa del Torresino a Padova, i busti naturalistici del Duomo di Padova raffiguranti il Cardinale Rezzonico e il Papa Clemente XIV, gli angeli luminosi conservati in vari luoghi di culto veneti e le statue che decorano diversi giardini di Venezia e dintorni.
Antonio Bonazza a Due Carrare
La prima opera documentata di Antonio Bonazza risale al 1738 ed è il tabernacolo sull’altare maggiore della Canonica a Carrara San Giorgio. I piccoli angeli in stile tardobarocco che ornano il tabernacolo rivelano ancora la leggerezza dei primi anni della maturità dello scultore.
Il tabernacolo, con le sue linee eleganti, rappresenta uno degli esempi più notevoli e riusciti di questa tipologia. Purtroppo, proprio di recente il corpo dell’altare ha subito una modifica per adattarlo alle dimensioni della nuova chiesa, con un allungamento in senso orizzontale.
Particolarmente esemplare, benché anch’esso rimaneggiato, è l’altare di Carrara S. Giorgio del 1738, che viene citato anche nella cronistoria della parrocchia di Carrara S. Giorgio: “Anno 1738 si fece il tabernacolo di marmo del celebre sig. Antonio Bonazza e fu ricevuto dal popolo con singolare allegrezza. Era già accordato con il prezzo di ducati trecento e con rifornimento interno costò in tutto lire 1889”.
Nella stessa chiesa si trovano quattro statue, poste a coppie ai lati dell’abside e ai fianchi dell’altare, sopra a un piedistallo di pietra bianca, non originale. A sinistra, si notano San Giuseppe con il Bambino, a destra vi è San Giorgio, a cui è dedicata la chiesa, ritratto armato e con la lancia in mano, in atteggiamento fiero per aver sconfitto il drago che giace ai suoi piedi.
San Giuseppe, che incarna la protezione della famiglia e della casa, condivide con San Giorgio il ruolo di custode.
Osservando le due statue si nota come i loro sguardi siano rivolti verso il basso. La spiegazione risiede nella diversa collocazione che avevano nella chiesa precedente, dove si trovavano più in alto e all’interno di alcune nicchie, ma sempre ai lati dell’abside.
La cronistoria ricorda anche questo complesso: “Anno 1753, due statue di Costoza una s. Giorgio, l’altra S. Giuseppe del valente sigr. Antonio Bonazza scultore con le loro iscrizioni in tutto lire 272”.
A sinistra dell’altare si colloca poi l’arcangelo Michele, mentre a destra vediamo Raffaele. Quest’ultimo è rappresentato come angelo custode dell’amore e della salute, con il piccolo Tobia che regge in mano un pesce e un vaso da mendicanti. Si tratta di un chiaro richiamo alla Bibbia, in cui si racconta che Tobias parte per riscuotere un credito per il padre ormai cieco, accompagnato da un viandante del paese, che in realtà era Raffaele sotto mentite spoglie. Al termine della sua missione, Tobia spalma sugli occhi del padre il fiele di un pesce pescato durante il pellegrinaggio e lo guarisce dalla cecità.
L’arcangelo Michele viene solitamente raffigurato alato e nel ruolo di comandante dell’esercito celeste, in azione contro gli angeli ribelli del diavolo, contro i quali punta una spada o una lancia. Ma nella rappresentazione di Bonazza, l’arcangelo non è alato e il foro nella sua mano presagisce chiaramente che un tempo abbia sorretto una lancia per uccidere il demonio, che ora gli si aggrappa implorante. Anche in questo caso, dagli sguardi rivolti verso il basso si deduce che anche queste due figure fossero in origine collocate in una posizione sopraelevata.
Il modo in cui le statue di S. Michele, S. Giorgio, S. Giuseppe e S. Raffaele sono realizzate testimonia un nuovo accento nell’arte di Bonazza. Le forme non s’elevano più con scattante energia, ma amano il riposo di passaggi più modulati, di linee che curvano assecondando il fondersi dei ritmi. Nelle strutture emerge la vaghezza di una composizione più libera dalle esigenze stilistiche classiche. Soprattutto in questa ultima figura si accentua il suo stile più semplificato e realistico, parallelo alla pittura contemporanea.
Al decennio 1740-50 risalgono i bassorilievi della via crucis della Parrocchiale di Cornegliana, che il Gloria afferma essere stati scolpiti e donati da Antonio Bonazza.
Dato che non tutte le figure presentano la stessa elevatezza di stile, è probabile che lo scultore si sia servito del lavoro di un collaboratore. Tuttavia, alcuni di questi bassorilievi sono particolarmente ben riusciti, specie quelli in cui la complessità dell’azione è ottenuta con grande sobrietà di elementi. Anche in questo ciclo, la linea tesse un raffinato ricamo di cadenze, di volta in volta diverso, un intrecciarsi di motivi entro cui la scena si compone densa di vivezza e di efficacia descrittiva. Una linea, naturalmente suggerita dalla luce e dall’ombra, sostiene i piani appena sospesi nel loro rilievo, le vibrazioni di superfici appena accostate in un’atmosfera quasi liquida che rinforza, come una lente, il valore di ogni passaggio e suggella il significato di ogni accordo.
La materia è ulteriormente trasformata e le vesti non appoggiano più, ma alitano intorno ai corpi, nella bellissima statua di S. Anna in legno policromo. Ancora, la cronistoria di San Giorgio parla del “1758 di un simulacro di S. Anna di opera del sigr. Antonio Bonazza fu fatto per divozione del Rettore”.
Anche in quest’opera, i panneggi si stendono lievi, rapidamente, e nello stesso tempo le superfici si impregnano di ombre più lente, cosi che entro la gloria irreale dei veli il corpo sembra assorto in una macerata sofferenza umana. Il colore è autentico e risulta perfettamente conservato.
Infine, nell’opera di Antonio Bonazza sono da segnalare anche le statue realizzate per i giardini di villa Widmann a Bagnoli di Sopra: si tratta di un ciclo scultoreo di 16 personaggi, estranei al collaudato repertorio di divinità olimpiche e di allegorie che il Bonazza realizza nel 1742. L’ispirazione arriva questa volta da Carlo Goldoni, che era un ospite assiduo della villa e dedicò alcuni dei suoi scritti al proprietario della dimora.


