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La famiglia dei Medici a Due Carrare

Scorrendo l’elenco degli abati commendatari di Santo Stefano, salta all’occhio che dal settembre del 1561 al 1709, dunque per quasi 150 anni, figurano i nomi di alcuni membri della famiglia dei Medici.

I Medici furono la più importante tra le grandi famiglie fiorentine. Elevata economicamente con la pratica della mercatura e del cambio, la casata rivestì diversi incarichi pubblici a Firenze e si ingrandì fino a diventare una Signoria. La famiglia assunse inoltre il ruolo di guida politica e fu anche un ottimo esempio dal punto di vista culturale.

Una parte delle ricchezze accumulate dai Signori di Firenze derivò proprio dall’istituto della commenda e dal ruolo ricoperto nell’abbazia di Santo Stefano di Due Carrare.

  • Giovanni de’ Medici (settembre 1561 al 20 novembre 1562)
  • Ferdinando I de Medici (5 gennaio 1563 a marzo 1588)
  • Francesco Maria Bourbon Del Monte Santa Maria (marzo 1588 al 27 agosto del 1626)
  • Carlo de Medici (28 agosto 1626 al 17 giugno 1666)
  • Leopoldo de Medici (18 giugno 1666 al 10 novembre 1675)
  • Francesco Maria de’ Medici (11 novembre 1675 al 19 giugno 1709)

Nel 1561, il cardinale Giovanni de’ Medici, discendente diretto di Lorenzo il Magnifico, ottenne l’assegnazione della commenda (Papa Pio IV Medici) e la mantenne fino al 1563, quando gli subentrò il nipote Ferdinando.

Ferdinando I de' Medici (Firenze, 30 luglio 1549 – Firenze, 3 febbraio 1609), figlio di Cosimo I de' Medici e della prima moglie Eleonora di Toledo, divenne cardinale nel 1562, a soli 13 anni. A seguito della scomparsa improvvisa del fratello Francesco I nel 1587, gli successe come Granduca di Toscana, fino alla morte, avvenuta nel 1609. Non abbandonò la porpora nemmeno dopo essere salito al potere, ma fu costretto a lasciarla nel 1589 per sposare Cristina di Lorena, dalla quale ebbe nove figli.
La sua storia si intreccia a quella di Due Carrare una volta ottenuta la nomina ad abate commendatario dell’abbazia di Santo Stefano (1563, papa Pio IV de’ Medici).
Ferdinando I de' Medici viene ricordato nel territorio perché, grazie a lui, fu istituita a Santo Stefano la Vicaria Perpetua, con una bolla del 22 gennaio 1585 da parte di Papa Sisto V. Venivano così introdotti lo scorporo di parti dei beni abbaziali e il conseguente beneficio parrocchiale, costituito dai terreni del territorio limitrofo che garantissero una rendita di 100 ducati all’anno per il suo sostentamento. Questo perché di solito gli abati non risiedevano in abbazia e affidavano la cura delle anime ai loro incaricati, come i frati predicatori dell’ordine dei Domenicani. Il vicario perpetuo di santo Stefano di Carrara si fregiava del titolo di Monsignore e portava l’abito violaceo, almeno per tutto il Seicento. L’incarico era appunto perpetuo e veniva in genere mantenuto fino alla morte dell’interessato.

Tra i collaboratori più fidati di Ferdinando vi era il cardinale Francesco Maria del Monte Bourbon, di origine marchigiana. Per sostenere il suo cardinalato con un alto tenore di vita, Ferdinando gli assegnò nel 1588 la commenda dell’abbazia di Carrara (papa Sisto V Peretti), che Francesco conservò fino al 1626, quando la trasmise a Carlo I de Medici.

A lui fu confermata la commenda di Santo Stefano nel 1633, con una lettera apostolica di Papa Urbano VIII Barberini, e, nel 1663, cedette l’abbazia al nipote Leopoldo de’ Medici, figlio del Granduca di Toscana Cosimo II (papa Alessandro VII Chigi) che ebbe come precettore Galileo Galilei.
Di Leopoldo si conosce soprattutto la passione per il collezionismo; la commenda carrarese divenne così il presupposto economico di una delle più ricche collezioni d’arte del mondo, costituita da dipinti, disegni, ceramiche, vetri, avori e oreficerie, sculture provenienti da Roma, ma anche dal Mediterraneo e dall’America.

Nel 1675, Leopoldo cedette al nipote Francesco Maria de’ Medici (papa Clemente X Altieri), che nel 1709 rinunciò al cardinalato con regresso dall’Abbazia di Santo Stefano e sposò Eleonora Gonzaga, interrompendo cosi la tradizione.

Dunque per più di un secolo, Venezia non riuscì a spezzare la catena famigliare di casa Medici, in quanto la nomina del titolare della commenda veniva trasferita da zio a nipote senza passare per il vaglio del senato. Ma evidentemente, i Medici non si curarono molto delle condizioni del complesso monastico di Santo Stefano, se il vescovo di Padova Gregorio Barbarigo suggerì in più di un’occasione di dare una decorosa sistemazione ad alcune strutture. L’unica risposta che ottenne dai fiorentini, però, fu che avrebbe dovuto occuparsene il vicario, visto che loro facevano già tanto!

La presenza dei Medici è attestata anche da 5 iscrizioni lapidee.

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