I signori Da Carrara
La celebre Signoria dei Carraresi, che diede alla città di Padova ben otto principi, prese il nome proprio dalla località sita nelle campagne in cui si stabilì, facendone il fulcro della propria potenza e da cui iniziò a tessere le proprie mire espansionistiche.
La bibliografia dei secoli XVIII e XIX indica come capostipite della dinastia carrarese tale Litolfo da Carrara del quondam Gomberto: esiste, infatti, il documento dell’atto di donazione che Litolfo effettua nel 1027a favore di un gruppo di benedettini dell’ordine di Cluny, abitanti nel territorio dell’attuale Carrara Santo Stefano.
Per deduzione quindi, si può affermare che il primo carrarese non sia stato verosimilmente Litolfo, ma il nonno Gomberto, morto prima del 970, padre a sua volta del quondam Gomberto.
Secondo il Vergerio, la famiglia di Litolfo è da ascrivere agli arimanni, i guerrieri che i Longobardi chiamavano cosi perché al posto della paga ricevevano dal loro re terre coltivate, boschi e pascoli. Il primo diploma di privilegi, garanzie ed esenzioni venne conferito alla casata dall’Imperatore Enrico V nel 1114 e riconfermato nel 1160 dall’Imperatore Federico I Barbarossa.
Nello specifico, i da Carrara ricevettero in feudo le terre a est dei colli Euganei e a nord dell’Adige, arrivando ad accorpare i territori di Arquà, Montegrotto, Pernumia, Bovolenta, Gorgo, Agna, Anguillara, Conselve, Piove di Sacco, Merlara e altri ancora.
Il fulcro dei possedimenti dei Carraresi era rappresentato dal loro castello a Carrara. La località godeva infatti di una posizione alquanto strategica, che la collocava a metà strada tra Padova e il già allora importante centro di Monselice, attorno al quale si concentrava il patrimonio fondiario della signoria locale.
Sempre grazie alle concessioni imperiali ebbero qui un’importante gastaldia e alcune fortificazioni militari, ma poterono addirittura amministrare la giustizia e avviare la costruzione di alcuni mulini. Inoltre, sotto la loro protezione, il territorio fu messo a coltura, si svilupparono i centri abitati e i corsi d’acqua vennero utilizzati come importanti vie di comunicazione tra Padova, i Colli Euganei e la laguna di Venezia.
Particolarmente strategici furono poi alcuni matrimoni, come quelli di Giacomino di Marsilio, che sposò prima Speronella Dalesmanini e poi Maria da Baone, rappresentanti di due importanti casate della nobiltà rurale padovana. Anche negli anni successivi al 1200, furono celebrate alcune unioni che legarono i da Carrara alle più potenti famiglie di Venezia, Vicenza, Parma, Milano, Genova e addirittura ad alcune dinastie europee.
Insomma, tutto fa pensare che fosse in atto un vero e proprio progetto di espansione, come confermato anche dall’acquisizione del castello di Pernumia e del territorio pertinente nel 1160-1162.
Anzi, come ricorda Gigi Vasoin, complici la mancanza della nomina dei vicari imperiali locali, la lontananza fisica degli Imperatori e i conflitti permanenti tra gli Imperatori, la Chiesa e i Comuni, presto i Carraresi assunsero competenze su competenze fino a ottenere la giurisdizione completa.
La donazione per la fondazione dell’abbazia di Santo Stefano mirava a renderla culla della memoria familiare, in virtù della maggiore stabilità e durata nel tempo delle strutture sacre rispetto a quelle civili. Ecco dunque che rimase in vigore la tradizione della sepoltura dei membri della casata nella chiesa del centro rurale, a cui erano legate le loro origini.
Verso la metà del XII secolo, quando Padova riprese a popolarsi, tornò a essere sede vescovile e si dotò di una nuova cinta muraria, anche i Carraresi portarono le loro nuove residenze in città.
Quando esplose la prima contesa tra Papato e Impero, i Carraresi scelsero di schierarsi con il Vescovo e appoggiare apertamente Verona.
Questa loro posizione guelfa venne confermata anche durante l'età ezzeliniana dei Da Romano e consentì ai Carraresi di accrescere il loro potere proprio grazie al contributo che diedero alla cacciata del terribile tiranno nel 1256.
Allo stesso tempo, avevano sempre guardato con interesse anche alla città di Padova tanto che, già nel 1130, Gomberto da Carrara era divenuto uno dei boni homines del santo vescovo e martire Bellino e faceva parte della Curia vassalorum.
Tuttavia, la presa di potere che segnò la fine di Padova come libero Comune e l'avvento della Signoria avvenne nel 1318, quando Jacopo I Da Carrara venne nominato Capitano del Popolo per guidare l'esercito padovano contro Cangrande della Scala.
I Da Carrara furono sconfitti dai Veneziani nel 1405. Alla sconfitta fece seguito l’uccisione di tutti gli eredi della potente signoria, al suono della celebre frase “omo morto non fa guera”. Si trattò di un vero e proprio sterminio, accompagnato dalla reclusione di tutti i membri della famiglia nelle carceri veneziane.
Il ramo cadetto Carrarese dei Papafava ottenne invece l'ascrizione al patriziato veneziano ed è ancora oggi esistente.
In sintesi, se dal punto di vista politico fu una Signoria come se ne videro tante, bisogna però riconoscere ai Carraresi alcune peculiarità. Innanzitutto, un profondo mecenatismo verso l’arte, la cultura e la scienza, al quale si accompagnavano un profondo attaccamento al denaro come strumento e non come fine ultimo e la consapevolezza della dignità dinastica persino al di sopra degli interessi personali.
I siti superstiti
Nella città di Padova, i Carraresi fecero costruire la Reggia Carrarese, purtroppo in gran parte distrutta, ma di cui rimangono la Loggia (oggi sede dell'Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti) e, nel piano superiore, la cappella privata, che venne decorata da Guariento di Arpo.
Il Castello di Padova, di origine medievale e già rafforzato dal tiranno Ezzelino III da Romano, conserva manufatti e affreschi dell'epoca carrarese: la famiglia lo utilizzò durante il periodo della Signoria e fece costruire un traghetto sopraelevato che congiungeva la reggia alle mura e, attraverso queste, al castello vero e proprio.
La chiesa, ormai distrutta, di S. Agostino era stata scelta come mausoleo delle tombe della famiglia. Quelle di Ubertino da Carrara e di Jacopo II da Carrara sono custodite all’interno della Chiesa degli Eremitani. In particolare, su quella di Jacopo II si può leggere il sonetto a lui dedicato dal grande amico Francesco Petrarca.
Si ricorda anche che Francesco il Vecchio e la moglie Fina Buzzaccarini scelsero come cappella di famiglia il Battistero del Duomo di Padova, che fecero affrescare da Giusto de Menabuoi.
ITINERARI CARRARESI
Fuori dal comune di Due Carrare, oltre alla possente torre carrarese del castello di San Pelagio si consiglia la visita dei seguenti luoghi:
- le città murate di Cittadella, Este e Montagnana
- le torri carraresi di Piove di Sacco e di Camposampiero
- i castelli di Monselice e di Cervarese Santa Croce con il Castello di San Martino della Vanezza e di Valbona
- Arquà Petrarca, per il rapporto tra i carraresi e il poeta Francesco Petrarca
- i ruderi della fortificazione di Rocca Pendice, raggiungibile grazie il sentiero n. 21, nel quale si trovano scolpiti nella roccia i “carri” simbolo della famiglia dei Carraresi.


