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Un prezioso organo Callido a Santo Stefano

Nella chiesa dell’Abbazia di Santo Stefano è custodito un organo prestigioso, sebbene dall’aspetto e dalle fattezze modeste, che fu realizzato da Pietro Nacchini e dal suo allievo Gaetano Antonio Callido. Si tratta, nello specifico, di un organo di circa 700 canne che esibisce ancora oggi una rotondità di suono eccezionale.

È dunque importante ricordare l’opera del “Professor d’Organi”, come Callido soleva definirsi.
Gaetano nacque ad Este il 14 gennaio 1727 e morì a Venezia l’8 dicembre 1813. Nei suoi 44 anni di attività costruì ben 430 organi sia in Italia (in particolare, lavorò in Emilia Romagna, Trentino e Marche) che all’estero: i suoi strumenti arrivarono a Malta, Istria, Dalmazia e Istanbul. I suoi ritmi di produzione si mantennero su una media di dieci organi all'anno.
Fu molto importante per Callido l’incarico per il rifacimento dei tre organi della Basilica di San Marco a Venezia, nel 1766: il suo lavoro piacque al punto che, dal 1779, gli fu concessa l’esenzione dei dazi doganali per il trasporto dei suoi strumenti al di fuori dei territori della Repubblica. Era infatti innegabile il prestigio che le sue opere portavano di riflesso a Venezia.

Mai come nel caso del Professor d’Organi valse il detto “l’allievo supera il maestro”: Callido si dimostrò più talentuoso (e fu anche più famoso) del suo maestro di origini dalmate Petar Nakic, italianizzato come Pietro Nacchini, uno studioso di matematica e fisica dalla Dalmazia presso il quale l’artista studiò e lavorò per circa 20 anni.

Il successo e le sue innate capacità lo convinsero quindi a mettersi in proprio. Gaetano divenne così un artigiano molto stimato tra i suoi contemporanei, oltre che dal suo maestro, che così lo ricordava:

"…Per debito e giustizia attesto e faccio ampla fede a chiunque e dovunque, qualmente il Sig.r Gaetano Callido è stato mio discepolo per corso di molti anni nella fiorita sua gioventù sino il dì sudetto studiando et essercitandosi con studio nella fabbrica degli organi; tanto che tra molti miei allievi in tal arte io me ne glorio d'un discepolo saputo, premuroso, et amoroso alla detta arte; e quel che importa più, attesto a chiunque sopra l'onor mio esser il medesimo d'illibata onoratezza, e d'ottimi costumi da vero e buon cristiano; cosicché ogn'uno potrà prestarli piena credenza di qualunque impresa nella fabbrica d'organi di qual si sia specie, che già sotto la mia strettissima critica il detto Callido ha fatti tutti li corsi attinenti a tal fabrica con sua gloria, e mio sommo piacere…".

La famiglia Bazzani, che aveva collaborato con Callido prima di rilevarne l’attività, donò alla Biblioteca Comunale di Trento tre tabelloni di tela che riportano in maniera schematica tutta la produzione del Professor d’Organi in ordine cronologico, indicando non solo gli strumenti ma anche le località, le chiese o i nomi dei privati per i quali erano stati costruiti. Sebbene in parte danneggiati dall’umidità, i tre tabelloni forniscono comunque un’ottima panoramica della sua imponente produzione.

Gli strumenti realizzati da Callido sono il simbolo dell’arte organaria neo-classica veneta. I suoi organi vantano alcune peculiarità inconfondibili che li caratterizzano tanto nella struttura, quanto nella produzione del suono e, infine, nell’utilizzo. I Callido sono infatti maneggevoli da usare, con le trasmissioni dei comandi integralmente meccaniche.

Ma è soprattutto il suono di questi prodotti a rivelarsi eccezionale. Si apprezzano, in particolare:

  • l'intonazione cristallina e "spiccata";
  • il Principale, dal suono delicatissimo ed avvolgente, leggero ma al tempo stesso corposo, grazie alla taglia abbondante delle sue misure;
  • la purezza dei Flauti (con canne generalmente "a cuspide"), che consentono un suono pulito e penetrante;
  • il Ripieno che, nonostante dia il massimo volume sonoro dello strumento, è ascoltabile senza alcun disturbo anche a pochi metri dalla cassa. Ciò si deve alla pressione piuttosto bassa a cui lavorano i registri, dell'ordine di 50/60 mm in colonna d'acqua. Non mancano tuttavia casi in cui si sono rilevate pressioni più alte, fino a 75 mm;
  • l'intonazione decisa, ma mai sovrastante, dei bassi aperti alla pedaliera, che portano il nome di Contrabassi 16' e Ottava 8' (di rinforzo), e che rappresentano la solida base armonica dell'edificio sonoro. Negli strumenti di 12' è spesso presente anche la Duodecima 5 e 1/3'.

In sintesi, le opere di Callido si caratterizzano per la loro cura e la solidità. Inoltre, partendo dal modello del maestro Nacchini, l’artigiano di Este ampliò le possibilità sonore dell’organo con l’introduzione dei Violoncelli di legno e della Violetta.

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