Carlo De Pirro, il compositore drammaturgo
Nato ad Adria nel 1956 e prematuramente scomparso nel 2008, Carlo de Pirro è stato un compositore e musicista che ha legato la sua vita e la sua attività al borgo di Pontemanco. L’artista ha vissuto infatti a Villa Grimani-Fortini con la moglie Ida Fortini (attualmente ancora residente nella dimora).
Di padre toscano e madre emiliana, il compositore trascorse l’infanzia tra Napoli e la Liguria, prima di stabilirsi da ragazzino a Padova, che considerava la sua città d’adozione. Frequentò il conservatorio Pollini dove studiò con Wolfango Dalla Vecchia, si diplomò in Composizione e perfezionò il suo stile con Franco Donatoni e Salvatore Sciarrino.
A de Pirro è dedicata l’Associazione che porta il suo nome e opera nell’intento di raccoglierne e farne propria l’eredità intellettuale e morale.
Da sempre, chi lo ha conosciuto e ha avuto la fortuna di lavorare con lui, lo ricorda come un uomo eclettico, affamato di sapere, ricco di fantasia e di estrema curiosità.
La produzione di musica elettronica e il legame con la drammaturgia
De Pirro è noto soprattutto per i suoi lavori che uniscono la musica alle nuove tecnologie informatiche: a questo proposito, particolarmente proficua fu la collaborazione con Alvise Vidolin e il CSC, Centro di Sonologia Computazionale dell’Università di Padova, nell'ambito della musica strumentale ed elettroacustica.
De Pirro scrisse le musiche per il Disklavier, il pianoforte brevettato da Yamaha che agisce quasi magicamente grazie agli impulsi di una pagina elettronica. Sotto i martelletti dello strumento, sono infatti posizionate delle elettrocalamite che ricevono gli impulsi da un foglio elettronico. I tasti, che vengono azionati da una partitura programmata, si muovono senza una apparente sollecitazione.
Sempre in collaborazione con il CSC, Pirro lavorò anche sulla Mars, un altro strumento di natura elettronica che riesce a captare i suoni da un microfono e a trasformarli in tempo reale.
Uno dei temi preponderanti sui quali de Pirro concentrò i suoi studi e la sua poetica era la distinzione tra suoni “tradizionali” e altri suoni. Questi si dividono a loro volta in due categorie: quelli prodotti elettronicamente e quelli che derivano da altri oggetti sonori. Un esempio è rappresentato dai carillion, ma anche dalla percussione di oggetti quotidiani come tazzine o altro. A questo proposito, è impossibile non ricordare il carillion realizzato da Carlo de Pirro in occasione di Expo 2002 a Neuchatel, in Svizzera, creato con lamine di metallo, seghe circolari e vetri di Murano (vedi foto sotto).
Il carillon, ancorato al soffitto e posizionato all’interno di una casetta di legno, suonava grazie agli impulsi elettronici che agivano sugli elementi dei quali era composto (il metallo, il vetro di Murano, e così via). Da un immaginario ventre di balena proveniva il suono di alcune sottili lastre di rame anche esse attivate da un computer.
Va detto che alla realizzazione del carillion di Neuchatel diede il suo contributo l’artigiano e artista del legno Antonio Favaro di Pontemanco. Per le sue creazioni, De Pirro poteva infatti contare sui suoi numerosi amici artigiani che non mancavano di adoperarsi sempre con nuovi effetti di fantasia che potessero assecondare le sue esigenze sonore.
Del 2007 è Il tempo sospeso, concept per disklavier ed elaborazioni elettroacustiche, nonché un’altra delle performance memorabili di Pirro, avvenuta in occasione della Giornata dell’Ascolto al Salone del Palazzo della Ragione di Padova.
Durante l’esibizione, il salone divenne “un grande ventre sonoro senza centro”. Chi vi entrava veniva avvolto da una nuvola di suoni e riverberazioni provenienti dal disklavier, oltre che da un mix di voci elaborate al computer e diffuse dalle casse acustiche. Carlo studiò a fondo ogni dettaglio dello spettacolo, dalla musica ai testi fino alla composizione drammaturgica.
De Pirro amava trascorrere molto tempo a sperimentare. Riuscì a ottenere dei suoni non solo dagli oggetti di uso comune, ma anche da scarti di macchinari, ferri vecchi e frammenti inutilizzabili che andava a cercare personalmente nelle discariche. Le sue performance non si esaurivano nella produzione di suoni, ma nella creazione di una vera e propria scenografia.
A questo proposito, si ricorda la collaborazione per un’importante opera teatrale, L'Angelo e l'Aura, una coproduzione tra il Teatro della Fenice e lo IUAV di Venezia, che fu presentata al teatro Malibran di Venezia nel 2005. Protagonista dello spettacolo fu Elettra de Pirro, la giovanissima figlia del compositore. Il cast vantava anche cinque bravissimi strumentisti, due cantanti lirici (un basso e un soprano) e quindici giovani attori (alcuni professionisti e altri studenti Iuav.
Anche in questo caso, è il suono a imporsi sulla scena: al centro del palco fu infatti posizionato uno strumento realizzato utilizzando due bombole fuse insieme che, quando colpite, davano vita a suoni diversi, quasi primordiali. Durante lo spettacolo erano gli attori a percuotere lo strumento e a creare così la sonorità.
Le altre collaborazioni e i successi da ricordare
Singolare, anticonformista e molto proficua fu poi la collaborazione con i Solisti Veneti di Padova: Carlo, da sempre pronto ad abbattere i confini tra musica classica e musica contemporanea, compose per Claudio Scimone e la sua orchestra il concerto cangiante Di luce e di vento nel 2004, Come sono suono per cornista a rotelle e tromba di scorta, nel 2006 e La notte, la danza, il dono, suonata per il tradizionale concerto di Natale ai Servi, nel 2007.
Suggestiva fu poi la collaborazione che de Pirro instaurò con lo scrittore Giuliano Scabia per l’opera da camera Messaggeri e messaggini, per cui scrisse il testo. Scabia condivise al riguardo un bellissimo ricordo in occasione della commemorazione della morte del compositore nel 2013, proprio a Pontemanco: «Quando Carlo è venuto da me aveva già in mente tutta l'opera e io gli ho detto che non c'era bisogno della mia scrittura, ma lui ha insistito ed allora ci siamo accorti che c'era molta consonanza tra le nostre idee e l'opera è nata lavorando insieme».
Oltre all’insegnamento della composizione, che negli ultimi anni si concentrò soprattutto presso il Conservatorio di Rovigo, De Pirro mantenne sempre una rilevante attività di pubblicistica e critica. Il suo desiderio, infatti, era quello di divulgare, e lo esaudiva mediante corsi, presentazioni e redazione di articoli.
Durante la sua lunga carriera tenne anche un numero considerevole di conferenze, in Italia e all’estero: alla Biennale veneziana, all’Accademia Sibelius di Helsinki, all’Accademia Olimpica a Vicenza, all’Università di Padova, di Torino, di Venezia e presso tante altre istituzioni culturali e concertistiche.
Le sue composizioni commissionate dalla Biennale di Musica di Venezia sono state eseguite ovunque (tra tutte, ci piace ricordare Auretta assai gentil per violino e pianoforte alla Carnegie Hall di New York nel 2003), trasmesse da Radio3 e Radio France, incise dalla Edipan di Roma e dalla Fonit Cetra e pubblicate da Ricordi.
Tra i suoi lavori prodotti per la Biennale di Musica, oltre ai già citati L’Angelo e l’aura e Messaggeri e messaggini, ricordiamo Nove finali nel ’95, Caos dolce caos (debutto per Operagiovani al Teatro Sociale di Rovigo) nel 2001 e le Sette stazioni di luce per flauto del 2003.
Negli ultimi anni, De Pirro si concentrò soprattutto sul teatro e sulle installazioni. La Fenice di Venezia, in coproduzione con il Teatro Sociale e il Conservatorio di Rovigo, gli commissionò nel 2001 l'«opera-gioco» Caos dolce caos: l’intento era quello di coinvolgere gli studenti che, attraverso una specie di scuola teatrale sul campo, potevano improvvisarsi ora cantanti, ora attori, maestri, collaboratori e strumentisti.
Come abbiamo già ricordato, nel suo lavoro, Carlo coinvolse spesso anche la figlia Elettra. Oltre alla performance de L’Angelo e l’Aura, padre e figlia lavorarono insieme ne L’Usignolo di Erone del 2001: la bimba, che all’epoca aveva solo cinque anni, era chiamata a suonare in scena un carillon. In seguito, Elettra divenne anche ballerina e forza agente dei meccanismi musicali creati dal padre.
Pinocchio, legno e suono. Provate a leggere l’opera di Collodi come una grandiosa partitura. Sentirete quanti scricchiolii, urla, gioie, stupori e spaventi nella storia di questo legno parlante! Ogni capitolo ha il suo suono, allegro o inquietante. Suoni di bottega per primo. E come Geppetto ha regalato umanità ad un ciocco, anche noi abbiamo cercato di dar vita ad uno strumento creato con i suoi strumenti.
Il carillon creato per l’Expo 2002 a Neuchatel (Svizzera), sistemato in questa occasione nella Bottega, fa “vibrare” attrezzi e utensili selezionati per la loro anima musicale: seghe circolari, spatole, acciaio armonico e, in omaggio alle nostre tradizioni, vetri di Murano. Facendoli dialogare con nuove tecnologie (computer, motori, solenoidi) che permettono di farli suonare come una vera orchestra automatica. Questo grande carillon della materia, con 30 elettro-calamite e un'asse rotante a percuotere lastre di vetro, lamine di acciaio armonico, seghe rotati di tutte le larghezze è stato progettato musicalmente da Carlo De Pirro, mentre la parte tecnica è stata affidata all’ingegnere elettronico Giuseppe Pigatto e all’artigiano del legno Antonio Favero.
Il viale che precede l’ingresso alla Bottega è stato trattato come un bosco sonoro. Da fonti sonore invisibili 12 altoparlanti ci fanno immaginare cosa accade “oltre la siepe”. Un piccolo racconto di fantasia, bimbi che si perdono, belve a passeggio, richiami umani e volatili. Naturalmente pensando allo spirito del Pinocchi. Perché se Collodi avesse voluto tranquillizzarci avrebbe risparmiato situazioni truculente e inquietanti. Ed invece proprio questo esplorare l’ignoto, favola che si interseca ai riti di iniziazione, ha costruito una partitura elaborata elettronicamente sempre da Carlo De Pirro, con l’assistenza informatica di Marco Gasperini. Rumori inquietanti, legno che si trasforma in carne, richiami e quant’altro sono stati elaborati con le ultime tecniche messe a disposizione dall’informatica musicale. Ogni suono è stato campionato, trattato elettronicamente, quindi spazializzato in un gioco di rimbalzi. Da trasformare in moto dell’animo, magari come avviene per quelle protesi di legno che chiamiamo violini, violoncelli, pianoforti o clarinetti.


