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Partenza: Castello di Monselice

Arrivo: Villa Giusti

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Percorso delle residenze di guerra

Chi visita oggi Due Carrare rimane incantato dal verde placido e rigoglioso della campagna circostante. Il paese è immerso in una dimensione bucolica di pace e tranquillità che però non è sempre esistita.

Il territorio di Due Carrare, infatti, conserva le testimonianze di un passato trafitto dalle guerre che oggi studiamo nei libri di storia. Testimonianze che rivelano di castelli, come quello di Monselice o di San Pelagio, dove si sono consumate le battaglie sanguinose che, nel Medioevo, hanno contrapposto la signoria dei Carraresi a quella degli Scaligeri per la supremazia su questa parte del Veneto. O, ancora, di residenze legate a quanto avvenuto durante la Prima Guerra Mondiale.

Non mancano le proprietà dei cosiddetti “signori della guerra”, che grazie alle armi accumularono grandi fortune. È il caso degli Obizzi, dinastia di capitani di ventura, il cui prestigio riecheggia ancora nelle 350 stanze del Catajo a Battaglia Terme. A queste possenti mura, in realtà non costruite a scopo difensivo ma solo per ricordare il lignaggio di chi vi abitava, si lega un altro episodio che in pochi conoscono: l’arciduca Francesco Ferdinando, nipote dell’imperatore Francesco Giuseppe ed erede al trono d’Austria-Ungheria, trascorse proprio qui i suoi ultimi giorni di vita. Poco dopo il suo ritorno a Vienna da Battaglia Terme, infatti, partì per una visita ufficiale a Sarajevo, dove cadde vittima dell’attentato che diede avvio al primo conflitto mondiale.

Ma oltre agli uomini della guerra è il caso di citare anche chi contribuì a ristabilire la pace, come Guerrino Brunazzo, che durante la Seconda Guerra Mondiale ospitò, nella sua abitazione di Pontemanco, sette ebrei sfuggiti alla persecuzione nazi-fascista. La casa di Brunazzo esiste ancora ed è riconoscibile per la targa che lo ricorda e che celebra il conferimento, alla sua memoria, della medaglia di “Giusto fra le nazioni”. 

Road-map

 

 Con questo percorso in bicicletta dedicato alle residenze di guerra, ci si sposta nel tempo e nello spazio lungo gli argini del Bisatto, che, raccogliendo le acque delle alture Beriche, si dirige sinuoso verso Battaglia, dove l’escavo dell’omonimo canale alla fine del XII secolo consentì di collegare Monselice a Padova.

  • L’itinerario parte dal centro di Monselice, ai piedi del Colle della Rocca, dove incrociamo il canale Bisatto. Seguiamone il corso per uscire dall’abitato di Monselice.
  • Giunti all’altezza di villa Emo, ci si allontana dalla via arginale per imboccare il ponte lì vicino e immetterci nella SP16. Ne percorriamo solo poche centinaia di metri prima di incrociare sulla destra via 4 Novembre, la quale conduce, nella suggestione del paesaggio collinare, fino al Castello di Lispida.
  • Per continuare il nostro percorso e dirigerci verso il Catajo, bisogna avanzare a ritroso per tutta via 4 Novembre e un breve tratto della SP16, per rimboccare lo stesso ponte di prima e procedere in direzione di Due Carrare.
  • Oltrepassato il centro di Battaglia Terme e il groviglio di canali che la caratterizzano, scorgiamo già l’alta e possente mole del Catajo. La residenza che fu degli Obizzi, infatti, sorge proprio sul corso del canale che stiamo percorrendo.
  • Dopo la visita, attraversiamo il ponte e percorriamo un breve tratto della SS16 per imboccare subito a destra via Mincana, che ci condurrà nel centro di Due Carrare. Alla rotatoria con la statua delle “Due Carrare”, simbolo del comune, prendiamo via Roma e successivamente la SP9, per raggiungere il piccolo borgo di Pontemanco, dove si trova la casa di Guerrino Brunazzo.
  • Da qui prendiamo via Pontemanco, superiamo la rotatoria con la SP9 e proseguiamo dritti fino all’incrocio con via Figaroli. A questo punto svoltiamo a sinistra e pedaliamo fino alla rotatoria da dove comincia via San Pelagio. Seguendone sempre il percorso per un paio di chilometri, una volta superato il ponte sulla A13, si giunge al Castello di San Pelagio, Villa Avesani Zaborra, oggi Museo del Volo. Questo prende il nome dallo storico episodio che il 9 agosto 1918 portò Gabriele D’Annunzio a sorvolare il cielo di Vienna e a liberare nell’aria migliaia di volantini inneggianti la fine delle ostilità tra l’impero d’Austria e l’Italia. Quell’impresa, passata alla storia come il Volo su Vienna, partì da qui, ossia dal luogo dal quale decollarono gli aeroplani della squadriglia Serenissima guidata dal poeta di Pescara.
  • Procedendo si sbuca a Superato il ponte, riprendiamo il corso dell’argine in direzione di Padova fino all’incontro con l’elegante villa Molin Kofler. Fu qui che, nel 1918, quando Padova divenne la “capitale al fronte” del Regno d’Italia, si riunirono gli alti comandi militari. La villa fu sede di alcuni eventi determinanti che portarono all’armistizio che sancì la fine della Prima Guerra Mondiale e che fu firmato il 3 novembre presso la vicina villa Giusti. La villa si può raggiungere imboccando, dopo il Ponte della Cagna, via Mandria, che percorriamo fino alla fine prima di svoltare a destra.

Il Colle della Rocca di Monselice

Con la sua posizione protesa verso la campagna, il Colle della Rocca di Monselice è considerato “la sentinella” degli Euganei, un punto di osservazione privilegiato, nonché un luogo inaccessibile se debitamente fortificato. E difatti, in passato, fu proprio così.

Già durante l’Alto Medioevo, infatti, in occasione delle guerre Longobarde-Bizantine del VII secolo d.C., sul colle comparvero le prime strutture difensive. Queste erano dotate di una piccola fortezza e una cerchia di mura a protezione della sommità, dove si trovava il centro del sistema difensivo.

La Rocca

Nel tempo, poi, quasi tutto il colle venne militarizzato. Attorno al 1240, infatti, per volere di Federico II di Svevia, e per far fronte alle terribili guerre per il controllo di questa parte del Veneto, il castello bizantino e la chiesa di Santa Giustina furono completamente riedificati per diventare una rocca poderosa difesa da una nuova cerchia di mura.

Il secolo successivo non fu più tranquillo: le nuove potenze in campo, rappresentate dalla signoria veronese dei Dalla Scala e da quella padovana dei Da Carrara, avviarono sempre nella stessa zona diversi scontri per la supremazia sul territorio. Nel 1317, Cangrande della Scala, Signore di Verona, occupò Monselice. Gli Scaligeri rimasero sul posto fino al 1338, quando la fortezza venne conquistata dai Carraresi di Padova, che nel 1351 diedero il via a una nuova opera di ammodernamento e rafforzamento delle strutture militari.

Nel 1405, la Rocca viene espugnata dai Veneziani, segnando, insieme alla presa di Padova, la fine della signoria dei Carraresi. Monselice non rappresentava più un baluardo difensivo indispensabile, essendo in pieno territorio veneziano. Tuttavia, l'ultima guerra che vide la città coinvolta fu la strenua difesa che i Veneziani opposero alle truppe della Lega di Cambrai, tra il 1510 e il 1516.
Alla fine del XVI secolo, la Rocca di Monselice fu smilitarizzata, anche perché inadatta a reggere gli assalti delle artiglierie moderne. Il colle fu venduto ad alcune famiglie patrizie veneziane che vi edificarono le loro ville sulle pendici.

Il Castello

Le sorti del Castello, anch’esso parte integrante del sistema difensivo di Monselice, furono simili. Venne edificato in un’epoca compresa tra l’XI e il XVI secolo, per assolvere a diverse funzioni: dapprima fu una dimora signorile, poi una torre difensiva, una prigione e, infine, divenne una villa veneta.
Oggi, il Castello di Monselice è sede di un museo. Visitarlo equivale a compiere un viaggio nel Medioevo, considerato il recupero dell’aspetto originario della struttura, che è stato realizzato dei conti Cini nei primi decenni del secolo scorso. L’intervento ha riguardato soprattutto l’allestimento di alcuni locali come l’armeria, la cucina e la biblioteca. Inoltre, l’esposizione vanta una bella raccolta di opere d’arte di artisti italiani e un’importante collezione di mobili, tappeti e arazzi.

Castello di Lispida

Il Castello di Lispida ha una lunga storia, che precede l'acquisto della proprietà e la costruzione della dimora voluta dai conti Corinaldi nel 1792.
La villa, infatti, deriva dalla trasformazione di un antico complesso monastico che includeva una chiesa dedicata alla Vergine, della quale rimangono solo alcune murature inglobate nella torre adiacente all'edificio principale. In origine, nel monastero risiedeva una comunità dell'ordine di Sant’Agostino, ma nel Duecento divenne proprietà dei benedettini.
Dopo un periodo di decadenza, nel 1485 gli Eremiti Gerolimini intervennero ampliando gli edifici monastici e ricostruendo la chiesa.

Alla soppressione di alcuni ordini religiosi voluta dai veneziani nel 1780, fece seguito la una profonda trasformazione voluta per il complesso dalla ricca famiglia Corinaldi. Costoro operarono una ristrutturazione radicale che diede alla villa il suo aspetto attuale, caratterizzato soprattutto per i volumi grandiosi e le decorazioni che richiamano le merlature ghibelline.
La proprietà divenne una importante azienda agricola, dotata di cantine destinate alla produzione del vino.

Il Castello di Lispida è presente all’interno del nostro percorso dedicato alle dimore della guerra in quanto, tra il 1918 e il 1919, durante l'ultima fase del primo conflitto mondiale, ospitò il quartier generale del re Vittorio Emanuele III, data la vicinanza strategica con Villa Giusti di Padova, l’allora sede del comando dell'esercito italiano.

Il Castello del Catajo

Un secolo dopo la disfatta carrarese contro i veneziani, proprio nei pressi delle terre dei signori di Padova, il condottiero della Serenissima Pio Enea I degli Obizzi decise di costruire un palazzo che figurasse a metà tra il castello militare e la villa principesca e che fosse in grado di esaltare la gloria della sua famiglia.

Nel 1570 sorse così il Castello del Catajo. La famiglia di Pio Enea I, infatti, pur non essendo di origini nobili e cavalleresche, apparteneva a quella schiera di arricchiti che si conquistarono uno status proprio attraverso i servigi prestati in occasione delle guerre.
Nel periodo rinascimentale, i piccoli stati italiani, soprattutto quelli che non potevano contare su eserciti scelti o di leva permanenti, si affidavano ai capitani di ventura come gli Obizzi. Costoro erano dei veri e propri “signori della guerra”, professionisti prezzolati che al comando di proprie milizie, addestrate e armate, entravano e uscivano dalle battaglie, spesso decidendone le sorti.
E l’esercito di Pio Enea I era uno dei più richiesti in Europa, cosa che gli permise di accumulare notevoli ricchezze che, insieme a quelle delle generazioni precedenti, posero la sua famiglia tra le più influenti del suo tempo.

Un lignaggio che oggi può essere confutato proprio dalla magnificenza del Catajo, realizzato su progetto dell’architetto Andrea da Valle, che nel tempo assunse l’aspetto di una fortezza. Le sue 350 stanze, alcune delle quali impreziosite dagli affreschi di Gian Battista Zelotti, discepolo di Paolo Veronese, e lo straordinario Giardino delle Delizie fanno del Castello del Catajo una delle dimore storiche più importanti d’Europa.  

Villa Giusti

Il motivo principale per cui Villa Giusti rientra nel nostro percorso dedicato alle residenze di guerra risiede nel fatto che ospitò uno degli eventi più importanti della nostra nazione: proprio qui, a seguito di lunghe trattative, il 3 novembre 1918, i rappresentanti del Regno d'Italia e dell'Impero Austro-Ungarico firmarono l'armistizio che segnò la fine della Prima Guerra Mondiale per l'Italia.

La villa sorge sull’antica strada che collegava Padova ad Abano Terme.
Il complesso, risalente al Medioevo, apparteneva alla potente famiglia Capodilista, prima di passare, nell'Ottocento, alla famiglia Pisani-Zasio e, infine, ai Giusti del Giardino.

Osservando gli edifici del complesso si nota un’importante stratificazione storica. Lo dimostra soprattutto la torre che, da elemento del sistema difensivo della Padova medievale, fu poi adibita a torre colombaia e, infine, riedificata secondo il gusto ottocentesco.
Nel 1875, sia la villa che l’edificio che ospitava le dipendenze di servizio ed agricole vennero rinnovati seguendo lo stile romantico ed eclettico dell’epoca. Negli stessi anni, inoltre, vide la luce il grande parco all'inglese.

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