Il Parco Letterario Francesco Petrarca dei Colli Euganei
“Accade a volte di passeggiare tra le pagine di un libro; ma che ne direste se ad avvolgersi attorno a voi fosse un intero Parco Letterario?” (Ginevra Lilli)
I Parchi Letterari® nascono dall’esigenza dello scrittore Stanislao Nievo di preservare le storie letterarie e le pietre del suo Castello di Colloredo di Montalbano in Friuli – lo stesso luogo in cui Ippolito Nievo scrisse le Confessioni di un italiano – crollato in seguito al terremoto del 1976.
Oggi esiste una rete di 26 Parchi in Italia e due in Europa che condividono l’intento di valorizzare i territori decantati e celebrati da poeti e scrittori di ogni epoca.
Il Parco Letterario® Francesco Petrarca e dei Colli Euganei vanta il privilegio di aver accolto autori illustri del calibro di D’Annunzio, Byron, Foscolo e Zanzotto. Il fascino incomparabile e le profonde suggestioni che il paesaggio dei Colli Euganei ha suscitato in tutti loro ha ispirato descrizioni in prosa e versi straordinari, molti dei quali si possono oggi leggere lungo la strada poetica delineata dalle targhe letterarie.
Uno stimolo a scoprire gli scrittori di tutti i tempi
Il Parco Letterario® Francesco Petrarca e dei Colli Euganei è un incentivo a scoprire l’incredibile patrimonio storico-culturale di questa parte di Veneto. E lo fa attraverso l’incontro con gli scrittori più importanti di tutti i tempi che, arrivati qui, hanno amato talmente tanto questi luoghi da aver loro dedicato pagine di eterna bellezza.
Uno strumento di tutela del paesaggio e delle tradizioni
L’istituzione dei parchi letterari si propone come uno strumento di tutela del paesaggio e delle tradizioni, di quei luoghi e quelle memorie che devono sopravvivere al tempo, così come li hanno amati Shelley, Tommaseo, Buzzati.
È inoltre l’occasione per le scuole di trasmettere agli studenti l’amore per la letteratura, abbinando alle lezioni teoriche in aula una passeggiata nella natura, alla scoperta di quei siti tanto cari ai poeti.
L’opportunità per le attività economiche e turistiche di fare rete
Per le aziende non si tratta solo dell’opportunità di fare rete intorno a un prodotto turistico innovativo che possa agevolare fortemente il turismo culturale di un territorio già molto fortunato in termini di eccellenze. Significa anche potersi concentrare sull’obiettivo comune di un turismo sostenibile e consapevole, attento sia alle mutate esigenze del visitatore e sia al contesto in cui viaggia. Significa quindi anche fare rete con tutte le attività e i soggetti che operano per valorizzare la destinazione e per gestire l’offerta sotto il comune denominatore della cultura.
Una possibilità per far conoscere meglio il proprio territorio
Infine, si tratta di una possibilità anche per gli stessi abitanti di conoscere meglio il proprio territorio, aumentando la consapevolezza di preservarlo e trasmetterlo intatto alle generazioni future. Ma anche di volerlo far conoscere agli altri, raccontandolo come qualcuno prima di loro ha già fatto.
Giulio Alessi, (Padova 1916 - 1971)
La targa dedicata a Giulio Alessi è stata posata nel mese di ottobre 2020, nella piazza del Municipio.
Giulio Alessi fu un poeta padovano. Dopo la laurea in lettere conseguita nel 1939 con il massimo dei voti all’Università di Padova, cominciò a insegnare presso alcuni istituti della sua città natale, tra cui il Marconi e l’Einaudi, alternando alcuni periodi di lavoro nelle scuole italiane di Mogadiscio.
Ai tempi dell’Università collaborò alla rivista il Bo’, nata l’8 febbraio 1935 per dare voce a docenti e studenti che volessero trasmettere la loro visione della vita accademica, intrecciata inevitabilmente con gli avvenimenti storici.
Assieme ad altri personaggi come Ettore Luccini, Michelangelo Muraro, Lucio Grossato, Alessi portò alla rivista le sue riflessioni culturali, fino a diventare uno dei responsabili di redazione (insieme a Iginio De Luca, futuro editore e storico, e Ugo Mursia, fondatore dell’omonima casa editrice).
I suoi articoli di critica letteraria e artistica, i racconti e le poesie, furono pubblicati su vari giornali e periodici, come il Corriere Padano, la Gazzetta del Veneto, Meridiano di Roma, La fiera letteraria, Le tre Venezie, il Messaggero Venetoe molti altri.
La sua produzione poetica, in italiano e in dialetto padovano, si sviluppò in un arco di tempo che va dalla metà degli anni Trenta all’inizio degli anni Settanta.
Per la schiettezza del temperamento lirico, la padronanza dei mezzi espressivi e il timbro originale, Alessi occupò un posto di rilievo tra i poeti della sua generazione.
Il suo esordio avvenne da giovanissimo, nel 1938, con la raccolta di poesie Colline azzurre. Già questa prima opera mise in evidenza quelli che si imposero come i due soggetti più cari del suo lungo percorso artistico: il paesaggio collinare euganeo e la città di Padova.
Il 1957 suggellò probabilmente la sua piena maturazione poetica, con l’uscita di ben quattro raccolte: La crosta del pane, La pianura, Invito ai Colli Euganei, Poesie veneziane.
L’invito ai Colli Euganei rappresenta la variazione in prosa lirica di Colline azzurre. Non si tratta di una guida turistica in senso stretto, ma non mancano riferimenti a notizie storiche, geografiche, culturali, intesi in funzione del testo poetico.
Le colline azzurre si identificano con i Colli Euganei, menzionati nelle Canzoni Euganee. È in questa fase che si nota “la saldatura dell’io con la città dell’anima (e della carne) Padova. O meglio che saldatura, immedesimazione, reciproco avvivamento tra voce ed ambiente” (Ramat, Padova e il suo territorio, n 8, pagg 28-31). Ricompare dunque la tematica dei luoghi, come una metafora poetica o un gioco della memoria. Sin dai primi versi si avverte la magia di colori e di immagini, si sentono le vibrazioni del cuore, il movimento della fantasia.
I temi tanto cari ad Alessi accompagnano le sue raccolte: Padova, il territorio agreste che la circonda e gli immancabili Colli Euganei “delineano la geografia spirituale del poeta”. In questo contesto paesaggistico, si inseriscono le altre poesie dedicate a località del Veneto celebri o semisconosciute, descritte con rapidi segni che delineano momenti di una visione colta al volo. “Al tema del «luogo» corrisponde spesso quello della «memoria», esaltandosi a vicenda in un registro lirico unitario. La «memoria» si risolve in desiderio di ciò che non è più, nei modi dell’elegia”.
L’amicizia con Giulio Carponi risale al 1937 quando i due poeti si classificarono al primo e al secondo posto nel premio di poesia Emiliano degli Orfini. Le due poesie vincitrici furono pubblicate nel Corriere della sera. Alessi dedicò a Caproni una poesia di Colline Azzurre e Caproni recensì proprio questa prima opera di Alessi.
Dopo la guerra, i due poeti si ritrovarono collaboratori nella redazione di Fiera letteraria, dove Caproni recensì le Poesie Veneziane dell’Alessi tracciando anche il racconto del loro incontro.
Anche Diego Valeri parlò di Alessi definendolo “Poeta, e questo potrebbe bastare ma è anche padovano, titolo accessorio, certo, che però ha la sua importanza, il suo peso, il suo valore, per noi padovani”.
Sempre Valeri sostenne che Alessi prendesse ispirazione dal paesaggio natale e non sentisse il bisogno di evadere in altri luoghi, ma che gli bastasse affacciarsi dalla porta di casa.
Andrea Zanzotto parlò della sua “innocenza, umiltà, limpida e fervida dedizione alla poesia, il suo era tutto un dare, a fondo perduto. Per questo ricordare Alessi è importante, è giusto, è vitale.
Il suo atteggiamento verso il mito della poesia, la realtà della poesia. Egli viveva in quella luce/ombra, sempre; la sua esistenza non ne era separabile in alcun modo.


