Perché visitare Due Carrare
Se siete appassionati alla storia, all’architettura o al buon vino, la terra dei Carraresi è il luogo più adatto a voi. Soli, in coppia, in famiglia o con gli amici, Due Carrare vi attende, è pronta a farsi conoscere!
Se vuoi davvero scoprire cosa rende unico questo territorio ai piedi dei Colli Euganei, ricco di storia e cultura, ti invitiamo a passeggiare tra il pittoresco borgo del vecchio mulino medievale di Pontemanco o ad entrare nel Castello di San Pelagio per rivivere la storia del volo nel museo dell’Aria o visitare la splendida antica Abbazia di Santo Stefano ex monastero, edificato nel 1027.
Saremo contenti di accompagnarti tra i frutti, sapori e profumi nei percorsi diventati identità stessa di questi luoghi ricchi di aree vitivinicole per gustare un calice di aromatico vino DOC e DOGC.
Sono luoghi imperdibili e una meta perfetta non solo per chi ama la storia ma anche per chi ama le due ruote e vuole vivere la campagna, circondato dal silenzio e ristabilire un'armonia con la natura.
Il comune di Due Carrare si trova tra il Parco Regionale dei Colli Euganei e la Laguna di Venezia, dalla quale dista solo 45 km. Due Carrare è in provincia di Padova, rispetto alla quale si trova circa 18 km più a sud, ed è facilmente raggiungibile anche da altre destinazioni grazie all’uscita autostradale di Terme Euganee. Con questa denominazione si fa riferimento al comprensorio termale di Abano, Battaglia, Galzignano, Montegrotto e Teolo, località tra le più rinomate in tutto il mondo per l’utilizzo di un fango ad altissima azione antiinfiammatoria e per la presenza di un centinaio di hotel che offrono trattamenti di benessere e terapeutici di elevata qualità.
Piccoli colli tra la pianura
La fertile e ridente terra carrarese si lascia scoprire per una bellezza discreta ma intensa, varia ma omogenea, e che riserva qualche sorpresa. Pur sviluppandosi infatti su un territorio pianeggiante, si incontrano tre minuscoli rilievi facenti parte dello stesso ciclo vulcanico che circa 33 milioni di anni originò i Colli Euganei.
La potenza del fuoco vulcanico ha creato infatti i colli Carrara, Pigozzo e Monticello, che si trovano completamente isolati in questa pianura di origine alluvionale. I rilievi leggeri che noi vediamo sono solo la punta dell’iceberg: i loro corpi eruttivi si trovano infatti sepolti dai sedimenti di sabbie, limi e ghiaie che si sono depositati quando il mare, che arrivava fin qui, ha abbandonato la zona euganea.
Il colle di Carrara si trova in centro al paese e, se guardiamo alla consistenza della sua pietra, possiamo associarlo al Monte Lispida, nel comune di Monselice. Fortemente manomesso dall’uomo, ai tempi delle signorie ospitava una fortificazione appartenente alla famiglia da Carrara.
Il Monticello si trova di fronte al gruppo del Monte Ceva e, nonostante sia alto solo 21 metri, non è scampato all’attività dell’estrazione della pietra che, specie nel corso del 1900, ha devastato i vicini Colli Euganei.
Infine, il Pigozzo è stato prima staccato dal vicino colle del Catajo dalla escavazione del canale Battaglia e poi spianato nel 1736 per costruire la chiesa di Santa Maria, detta appunto del Pigozzo. Nel piazzale della chiesa si riesce ancora a scorgere la roccia che affiora.
Due Carrare, terra tra due fiumi
L’abitato di Due Carrare è lambito da due canali, il Vigenzone e il Biancolino, ma tutto il territorio è solcato da una fitta rete di vie d’acqua che in passato giocavano un ruolo determinante nello spostamento di persone e merci. Nei pressi del comune scorre un’importante arteria acquea artificiale, il canale Battaglia, costruito tra il 1189 e il 1201 dal comune di Padova per unire più facilmente la città con i Colli Euganei e le città murate di Este e Monselice.
Il canale artificiale accoglie le acque del fiume Bacchiglione in due momenti e luoghi: a Longare e a Padova.
A Longare, i vicentini deviavano parte delle acque del fiume nel canale detto Bisatto, con l’intento di avere un’altra via d’acqua per raggiungere il mare, senza dover passare per forza per Padova. Una volta giunto a Padova città, ancora una volta le acque di questo fiume si immettevano nel canale artificiale Battaglia, che all’altezza di Battaglia Terme incontrava le acque provenienti da Longare.
Vista la particolare struttura del canale, per garantirne la pendenza fu realizzato pensile, con gli argini rialzati rispetto alla pianura. Nonostante dunque la sua evidente importanza per il commercio, la sua costruzione rappresentava un ostacolo al normale defluire dei corsi d’acqua che dagli Euganei cercavano la loro via verso il mare, portando con sé anche le acque di scolo della zona pedecollinare. Per ovviare al problema vennero creati due sifoni (detti “botti”), ossia due gallerie che consentivano sia alle acque che alle piccole imbarcazioni di passare sotto al canale Battaglia e raggiungere così la foce. Una di queste si trova nel territorio carrarese, dove sorge la Chiesa del Pigozzo.
Questa è invece la storia del Vigenzone: il canale nasce dalla confluenza in parte delle acque del canale Battaglia che, attraverso l’arco di Mezzo, alimenta il canale Sottobattaglia, e in parte del canale Rialto, che arriva dalla Botte del Pigozzo. Ancora oggi, è possibile navigarlo da qui fino a Chioggia, usando una conca di navigazione con un dislivello di oltre 7 metri, che è appunto la differenza di livelli a cui si trovano il Battaglia e il Vigenzone.
Fino agli inizi del ‘900, le merci trasportate, una volta giunte nel paese di Battaglia Terme, dovevano essere trasbordate da un barcone all’altro, dato che non esisteva una via di collegamento tra il canale Battaglia e il canale di Sotto (Sottobattaglia/Vigenzone). Ma dato che, nell’Ottocento, la mole del traffico commerciale fluviale continuava ad aumentare e che per effettuare i trasbordi potevano volerci anche intere giornate, si sentì l’esigenza di costruire una conca di navigazione, una sorta di ascensore fluviale a disposizione dei barcari.
La costruzione della conca terminò nel 1923 e, grazie ad alcune particolari caratteristiche, è annoverata tra le opere di alta ingegneria idraulica. Il merito non è solo degli ottimi materiali utilizzati (il calcestruzzo armato non era ancora un materiale di uso diffuso), ma anche perché ancora oggi permette alle imbarcazioni di superare una caduta d’acqua che può arrivare a 7,40 metri. Inoltre, vanno menzionate le caratteristiche porte “vinciane” che, nonostante la loro imponenza, sono movimentate dalla sola pressione dell’acqua che crea aria compressa, dunque senza l’ausilio di motori elettrici. Le porte a monte hanno un’altezza di 6,10 metri e un peso di 14 tonnellate, mentre quelle a valle sono alte 10,60 metri e pesano 30 tonnellate.
Il Vigenzone scorre dietro al Museo della Navigazione Fluviale e il suo argine fa parte della pista ciclabile detta via del Sale e dello Zucchero. Attraversa quindi il territorio carrarese passando sotto il Ponte delle Chiodare e il Ponte de Riva, in frazione Carrara Santo Stefano.
Il canale e il “cardo maximus”
Nel tratto di strada che fiancheggia il canale è stato identificato il cardo maximus della centuriazione romana di questa zona, come testimonia anche il ritrovamento di un cippo gromatico nella zona di Maseralino.
In corrispondenza del ponte, è stato rimesso in luce un accesso dalla strada lungo l’argine, in cui sono presenti delle briccole per l’attracco delle imbarcazioni che ancora oggi possono sfruttare questa via d’acqua per arrivare al mare. Attualmente, è in corso di valutazione il possibile utilizzo dell’attracco a scopo anche turistico.
Il Vigenzone, nel tratto che attraversa il territorio di Due Carrare da Chiodare al Biancolino, presenta un’interessante copertura prativa con specie ormai assenti nelle campagne, come l’orchidea screziata, il timo selvatico o la salvia prativa. Si tratta di un biotopo seminaturale, in quanto l’uomo interviene con lo sfalcio regolare, ed è proprio questa pratica, utile e importante, che garantisce il mantenimento della biodiversità.
La strada del corso d’acqua prosegue passando davanti a Villa Erizzo fino a Cagnola, dove cambia nome in canale Cagnola, prima di sfociare nel Bacchiglione a Bovolenta. Da qui, in località Ca' Pasqua, nei pressi di Chioggia, si unisce al fiume Brenta, formando un grosso alveo per poi sfociare dopo sei km nell'Alto Adriatico.
Il canale Biancolino nasce da un’apertura sulla riva del canale Battaglia, sotto la strada Adriatica in località Mezzavia, in cui si possono vedere delle moderne opere di regolazione idraulica del XVIII secolo. Prima che questo venisse scavato, rappresentava la parte finale del canale di scolo Rialto. Il salto d’acqua che si crea tra i due alvei ha permesso la costruzione di un mulino.
Il corso del Biancolino termina nel Vigenzone, proveniente da Battaglia Terme, in un tratto lungo complessivamente 1800 metri per un totale di 11 ettari.
I boschetti riparali sono popolati da diverse specie, come il Salice comune (Salix alba), il Pioppo (Populus sp.), la Robinia (Robinia pseudocacia), che viene tenuta regolarmente sotto controllo, il Platano comune (Platanus hybrida), l’Acero oppio (Acer campestre), l’Olmo comune (Ulmus minor), il Gelso comune (Morus alba), con presenza di sporadiche piante di Noce comune (Juglans regia). Dal punto di vista faunistico, sono presenti soprattutto uccelli passeriformi, mentre di recente si sono osservate alcune nidificazioni di corvi, molto rare in Italia. Nell’alveo basso si osserva ondeggiare la Vallisnera spiralis, una pianta acquatica ossigenante, che è indice di una qualità dell’acqua non ancora del tutto compromessa.
L’area golenale del Biancolino è stata riconosciuta dalla Provincia di Padova come un biotopo da proteggere per il suo alto valore naturalistico, ed è stata classificata come ‘area ad elevata naturalità già sottoposta o da sottoporre a regime di protezione’. Per tali aree, i comuni devono predisporre delle norme che favoriscano la biodiversità tutelando e valorizzando gli organismi vegetali esistenti, e supportino lo sviluppo e il mantenimento di zone rifugio per la fauna e l’avifauna, nonché la creazione di percorsi e itinerari naturalistici per avvicinare le persone al territorio.


